Instate con Valery , una donna straordinaria, nata in Sicilia e arrivata a Ravenna da piccolissima. 

“Amo Ravenna e Ravenna mi ama”

Comincia dall’amore la nostra chiacchierata alle panchine rosse di Piazzetta Serra.

Qui nel 2009 si inaugurò il monumento che rende omaggio alle vittime di femminicidio del nostro territorio, gigli bianchi in mosaico per ogni vita spezzata dalla violenza. L’opera fu pensata in occasione della staffetta nazionale di donne contro la violenza di genere promossa da UDI, Unione donne in Italia, in collaborazione con Linea Rosa e gruppi femminili e femministi di Ravenna.
Dal 2021, grazie ad un accordo sottoscritto con il Comune di Ravenna, questo monumento è diventato “Bene Comune” e quindi un patrimonio pubblico da proteggere e tutelare.
Dieci anni dopo la stessa piazza ha visto la collocazione di due panchine rosse, con decorazioni in mosaico, che le studentesse e studenti del Liceo Scientifico di Ravenna hanno progettato e realizzato grazie a due mosaiciste, allieve dell’Accademia di Belle Arti, Alice Zanelli e Shani Militello ( di lei ho scritto nei TedaMe dello scorso anno).

Ha voluto incontrarmi qui, perché Valery in questa piazza viene da sempre, anche da prima che arrivassero il monumento e le panchine rosse, perché un altro simbolo abita questo spazio ed è la madonnina delle lacrime che per lei, donna di fede da sempre, ha rappresentato un momento di conforto nei momenti più difficili:
“proprio qui, dove da sempre passo per un saluto alla mia madonnina è sorto il monumento contro la violenza di genere e anche questo per me ha significato un segnale di appartenenza profonda a questo angolo di città, per il conforto che qui trovo, ma anche per il legame con un pezzo, doloroso, della storia della mia vita”

Valery è una donna solida che possiede la sua storia, la sua narrazione e il suo percorso di autodeterminazione e tutte le scelte che ha fatto l’hanno portata oggi ad essere, come si definisce lei, serena.
In inglese l’espressione “own your story” rende certamente meglio, ma anche in italiano si comprende il senso profondo di questa immagine, ovvero la potenza della visibilità, del rifiuto degli stereotipi, della costruzione di narrazioni appunto che possano innovare la cultura dominante che spesso rispetto a certe categorie sociali ancora fatica a trovare linguaggi e costrutti più rispettosi delle individualità e delle diversità.

“Quando cresci con la sofferenza dentro di te puoi reagire in tanti modi…chiuderti definitivamente oppure, come ho scelto di fare io, coltivare una voglia smodata di amare gli altri, amare la vita e alleviare le sofferenze delle persone che incontro.
A volte basta anche un pranzo insieme, una parola di conforto perché chi hai davanti si senta meno solo e possa riacquisire fiducia in se e nel proprio agire”

Piazzetta Serra diventa quindi un luogo che alla soglia dei suoi 40 anni testimonia la sua storia e i passaggi più dolorosi, ma anche quelli che l’hanno liberata permettendole di essere oggi pienamente se stessa.
Questo luogo racconta quel pezzo di vita di Valery, quelle lacrime che l’hanno resa forte nel periodo di affermazione di sé, ma ne rievoca anche un altro, doloroso e dal quale è uscita grazie ad un incontro fondamentale e alla sua voglia di vita e di amore:
“io ho subito violenza, in quei momenti ti senti in gabbia, sola, caschi nel tranello che ti induce a pensare che puoi cambiare chi ti sta accanto e che ti sta agendo violenza, in tutte le sue forme. La vita mi ha fatto un dono immenso, facendomi incontrare una donna meravigliosa …Alessandra Bagnara.
Non ci vediamo sempre, ma quando alziamo il telefono per sentirci c’è sempre immediata intesa. Nei suoi occhi ho visto vedo l’amore per la vita e l’infinita forza che trasmette alle tante donne che aiuta ogni giorno”.

Veniamo interrotte da due turisti:
“…scusate per la stazione??”
“Girate alla prima a sinistra, sempre dritto, sulla sinistra trovate il Teatro e continuare dritto e arrivate in stazione”
“anche questa  è Ravenna! Mi piace ogni angolo, girarla in bicicletta, salutare le persone, viverla”

“Tu sei nata qui Valery?”
“No, ho origini siciliane, sono nata a Palermo e la mia famiglia ha deciso di trasferirsi a Ravenna quando ero molto piccola”

Palermo, città dei contrasti, dove arabi, normanni, spagnoli hanno lasciato segni e tracce. Bellezze straordinarie come la Cattedrale, il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina, i Quattro Canti, i vicoli pervasi dagli odori e dai sapori dei mercati rionali. 
Palermo città dei mosaici da ammirare nel vicino Duomo di Monreale e che unisce idealmente le nostre due città.

Moda, eventi mondani e giornalismo sono la sue passioni, ma anche alla nascita di queste sono legate memorie romantiche che Valery condivide con me:
“ la passione per la moda nasce dall’esigenza che sentivo di creare abiti attraverso i quali esprimermi e quindi coniugando la mia altra passione, ovvero quella per i mercatini dell’antiquariato e del vintage, cercavo abiti di altri tempi e con mia zia, una bravissima sarta, li modificavamo insieme, facendoli rinascere come creazioni nuove, per me, sintesi dei tessuti, delle decorazioni, dei tagli che personalmente sceglievo.
Così mi sono avvicinata a questo mondo, fino a diventare in città un punto di riferimento per l’organizzazione di eventi di moda a scopo benefico, attività che mi ha sempre gratificata molto e permesso di raccogliere fondi per Linea Rosa e coinvolgere donne che avevano voglia di essere modelle per un giorno e dare il proprio contributo”.

“Nei miei eventi è l’anima che fa il monaco, non l’abito!”.

Sempre da questa passione per gli abiti, le tendenze, lo stile e soprattutto la voglia di sentirsi a proprio agio con sé stesse è cominciata un’altra avventura di Valery, ovvero la radio e i consigli di stile sui social.
Da qualche tempo Valery collabora con una giovane radio locale, RSE, dove ha inaugurato il “salotto di Valery” che è il nome del programma che conduce, ma anche lo stile che ha voluto dare agli incontri che qui promuove e diffonde.

“Intervisto personaggi pubblici, ma lo faccio con la chiave dell’intimità, della loro storia personale e come questa ha contribuito alla loro relaizzazione. Affronto tanti temi di attualità, dai più seri e complessi a parentesi di leggerezza e svago, ma la cifra è sempre l’empatia  e la condivisione”.

Da questa esperienza ha poi maturato un sogno, ovvero quello di poter aprire un vero e proprio salotto dell’incontro, del dialogo spontaneo, un’idea che è ancora in fase di maturazione, alla quale vuole dare forma e sono certa che ce la farà.
“Sono convinta che si debbano eliminare le burocrazie del dialogo, aprire i canali dell’ascolto a tutti i livelli, lo so è faticoso e a tratti utopistico, ma dopo due anni di pandemia e di solitudine per molti, credo che si debba ripartire da qui, dalle relazioni umane, favorirle, creare piazze dell’ascolto e dell’incontro”.

Veniamo interrotte ancora e questa volta sembra davvero un incontro casuale che conferma quello che Valery mi ha appena raccontato:

“ciao cara!”
“ciao amore!
“è tanto dolce ‘sta ragazza…ne esistono poche di persone che danno amore come te Valery….non ce n’è..”
“ti voglio bene, tanto tanto”
“Laura, piacere!”
“Piacere Ouidad”

Le chiedo se questa grande voglia di dare amore agli altri sia nata da una mancanza, dalla sofferenza che ha provato negli anni più bui.
“In realtà io l’amore l’ho ricevuto, in grandi quantità dalla mia famiglia, una famiglia presente, una madre che mi ha sostenuta in tutto e per tutto, due sorelle che mi rendono orgogliosa. L’amore mi è mancato per tanto tempo dagli altri, sono stata isolata per molto tempo, ma poi ho reagito e ho protetto me stessa e imparato ad esprimermi a pieno, attraverso l’amore per gli altri, anche se a volte mi è costato. Ho praticato la gentilezza e la gratuità dei sorrisi. Questo ti rende forte contro la cattiveria e il cinismo”

Non mi aspettavo niente di più di quello che mi ha dato questo incontro con Valery, ovvero la conferma della sua unicità e semplicità.
Una donna forte grazie alla sua sensibilità che si è trasformata negli anni nella sua più grande forza e che le permette di applicare un filtro speciale al mondo e alla sua quotidianità, un filtro “bellezza” tutto suo.

“Per fare la differenza cara Ouidad bisogna essere unici!”

“Sai, tempo fa ero ferma in bici al semaforo, si accosta una signora visibilmente imbronciata. Allora le porgo una caterina che avevo nel cesto della bici, i biscotti tradizionali di Ravenna che si producono intorno al 25 novembre…”
“La signora stupita mi guarda e mi chiede il perché del gesto ed io “perché avevo voglia di regalarle un sorriso”

“Grazie, ma lei chi è?”
“Io sono Valery!”

É proprio Valery, sfreccia in bici per Ravenna, regala Caterine al semaforo, dispensa consigli di bellezza e fa la differenza proprio perchè… è unica!