“La nostra specialità sono le mostre gioco e gli allestimenti, itineranti o permanenti, che creiamo e produciamo per musei, teatri, spazi espositivi e aziende.

“Le nostre idee possono stare comodamente in valigia e arrivano dove c’è qualcuno che crede nella creatività come nutrimento gioioso e giocoso per la mente e per lo spirito, nella creatività come fatto collettivo, che nasce dal dialogo e dallo scambio culturale.”

Immaginante

Arianna Sedioli, è insegnante, da anni ricerca e sperimenta sui linguaggi espressivi dei bambini e delle bambine. Progetta laboratori, atelier e mostre dedicate all’infanzia,  è formatrice per nidi e scuole.

Ho voluto prendermi questo INSTATE con lei per poter condividere e ascoltare il suo pensiero sulla cultura per l’infanzia e su cosa voglia dire ideare spazi e momenti culturali per l’infanzia. Io questo approccio lo ritengo un’urgenza, una necessità vitale per lo sviluppo dell’infanzia e della relazione della comunità con la propria popolazione infantile.

Quale nutrimento culturale mettiamo a disposizione dei nostri bambini e delle nostre bambine, quanto è diffusa, accessibile e percepita la cultura DELL’Infanzia e la cultura PER l’Infanzia?

Diffondere cultura dell’infanzia significa secondo me avere in mente i diritti dei bambini e delle bambine e assumendo il loro punto di vista sul mondo. Un mondo che spesso dimentica i bisogni speciali di questo pezzo di popolazione.

Ci dimentichiamo che esiste l’infanzia, che ha bisogni differenti dai nostri e che dobbiamo adattare e rendere accoglienti anche per loro i luoghi e le esperienze collettive. E facendo questo capiremmo che una città, un museo, un teatro accoglienti per l’infanzia sono una città, un museo, un teatro più accoglienti per tutte e tutti.

La cultura per l’infanzia è una diretta conseguenza di questo approccio: ci si assume infatti la responsabilità di dare ai bambini e alle bambine anche la bellezza, tra gli strumenti necessari per crescere come persone  “intere, globali”, in cui la componente affettiva ed emozionale ha pari significato, rispetto alla dimensione cognitiva, rappresentativa e comunicativa.

Bellezza che è insieme qualità estetica,esteriore e valore etico, interiore.

“Educare all’arte e al bello, significa permettere ad ogni persona, ad ogni bambino di trasformare e rielaborare l’ordinario in straordinario.

Arte e bellezza non sono elementi soggettivi, ma ambiti di ricerca di significati. Esprimono una relazione, una interazione significativa tra il bambino e qualcosa d’altro: natura, opere, oggetti, materiali, che fanno scaturire emozioni, meraviglia, stupore.

Arte e bellezza permettano al bambino di abitare meglio il mondo.”

Progetto pedagogico Comune di Ravenna. 

La città che abitiamo, Ravenna, ha tante eccellenze nel campo della Cultura per l’infanzia, affiancata a 50 anni di cultura pedagogica ed educativa dei nostri servizi, ma i cambiamenti rapidi ai quali stiamo assistendo, in ogni sfera della nostra esistenza possono essere occasione nuova per produrre pensiero pedagogico e culturale sul ruolo dell’infanzia nella progettazione delle politiche, delle pratiche culturali, dello sviluppo economico e sociale delle nostre comunità. 

Arianna Sedioli e tutto il gruppo di Immaginante fanno proprio questo: assumono il punto di vista dei bambini e delle bambine e da questo partono per fare ricerca, per produrre e allestire mostre interattive, per giocare all’arte, alla musica, alla sensorialità con bambini e bambine.

Arianna Sedioli e il gruppo di lavoro di Immaginante è composto da studiose e studiosi di educazione alle arti, artiste, artisti, musiciste e musicisti.

Immaginante è nato nel 2010 ed è stata un’evoluzione naturale del progetto originario, ovvero, arte sonora per i bambini nato alla fine degli anni 90.

Proprio in questo periodo Arianna Sedioli, ricercatrice nel campo dell’educazione al sonoro e ideatrice di spazi e allestimenti per l’esplorazione e la creatività musicale, incontra Luigi Berardi, artista e land-artista del paesaggio sonoro e insieme creano mostre interattive, installazioni, arredi e kit, esito della pluriennale ricerca dei nuovi linguaggi sonori.

Arianna da questa esperienza espande la sua ricerca alla sensorialità, lavorando e facendo esperienze importanti con il Museo dei bambini di Roma, Explora, che nel 2008 ospita una mostra dedicata agli odori.

«Ho sentito la necessità di allargare l’aspetto sonoro, includendo anche la sensorialità.

Chiedemmo collaborazioni a botanici, farmacisti, cosa che facciamo per tutte le mostre, rivolgendoci ogni volta a consulenti diversi per approfondire e dettagliare le ricerche che precedono le mostre.

La mostra “odorosa” rimase allestita 6 mesi, con tantissimi visitatori lungo tutto il periodo e famiglie molto contente dell’esperienza.

 Da lì cominciammo a integrare alla nostra ricerca sul suono anche le arti visive, includendo una particolare attenzione alla natura e dell’outdoor education».

Nel 2010 Immaginante, laboratorio museo itinerante nasce come progetto culturale nomade, in relazione con tanti musei differenti in giro per l’Italia e al contempo radicato sul territorio, prevalentemente tra Ravenna e Cervia , innovando la ricerca di mostra in mostra. 

“Questo nostro essere itineranti ci arricchisce molto da un lato e dall’altro ci priva di quella stanzialità che a volte le famiglie si aspettano: “ma dopo questa mostra dove sarete?”. La programmazione di anno in anno è più costosa in termini di fidelizzazione, anche se devo dire che abbiamo famiglie che ci seguono da quando i loro bimbi avevano pochi anni e li ritroviamo di mostra in mostra sempre più cresciuti. La continuità nella programmazione, una pluriennalità nelle proposte potrebbe essere utile a migliorare ulteriormente il nostro lavoro, ma ci stiamo ragionando al nostro interno e con i territori”.

“Come nasce una mostra e quindi la vostra ricerca?”

“Abbiamo sempre cercato di mettere insieme il pensiero pedagogico e la ricerca estetica. Quando progettiamo una installazione d’arte interattiva, lo facciamo partendo da un pensiero inclusivo, contemplando il fatto che possano interagirvi tutte le persone. Ovviamente però vi è un’analisi specifica dedicata ai bambini e alle bambine partendo dall’analisi sul campo e dall’osservazione dei più piccoli e piccole, dal loro modo di giocare e di rapportarsi allo spazio e anche alla loro dimensione estetica spontanea.

Altro passaggio fondamentale per noi è la condivisione con il corpo insegnante attraverso la formazione e lo scambio con loro”

Arianna con tutto il gruppo di Immaginante progetta tenendo insieme diversi aspetti:

quello estetico, che deve essere curato e coinvolgente;

quello interattivo, che studia la prossemica dello spazio e sull’impatto visivo delle installazioni tenendo insieme sia la funzionalità agita che la staticità;

quello immersivo, secondo il quale lo spazio deve essere gradevole, far sentire bene i bimbi e le bimbe;

quello relazionale, che punta alla massima condivisione con le famiglie che potranno, conclusa l’esperienza al museo, continuare a coltivare una crescita culturale con strumenti nuovi.

“i bambini devono sentire che lo spazio è stato progettato per loro e quindi se proprio qualcuno deve adattarsi a questo nuovo modo di abitare gli spazi , questi sono gli adulti”

Parlando con Arianna è facilissimo finire in giro per l’Europa e per l’Italia, in totale coerenza con l’animo itinerante della ricerca di Immaginante e quindi mi racconta dei punti di riferimento italiani e non, nell’ambito della proposta museale per l’infanzia:

Il Centro Pompidou di Parigi

«Qui trovi sempre attività per i bambini in modo continuativo sulle opere d’arte.

Mi ha sempre ispirata la loro elasticità e naturalezza nelle proposte per l’infanzia. Una bambina o un bambino sanno di entrare in questo museo e poter trovare sempre proposte per loro oppure sanno che l’opera d’arte è guidata anche per loro»

La Tate di Londra :

«Oltre alla zona specifica per l’infanzia, tante attività sono progettate per loro nella fruizione di tutte le esposizioni»

A questo link trovate la miriade di attività, molte replicabili anche a casa, che offre la Tate di Londra.

«Ad esempio c’è un’esperienza che ci piacerebbe proporre, ovvero le visite guidate in lingua, un modo interessante per fruire le opere e coniugare sonorità linguistiche diverse.

Abbiamo già fatto questa esperienza ed è piaciuta molto e magari nella prossima mostra ci piacerebbe introdurre anche la lingua dei segni.

I bambini devono conoscere che ci sono altri modi di comunicare. Alla tate fanno questa programmazione in tutte le lingue, ti iscrivi e non sai in che lingua sarà condotta la visita».

In Italia i punti di riferimento di Arianna e di Immaginante sono tanti, ne cita alcuni che per me sono fonte di approfondimento e ricerca in questi giorni:

Il Gruppo Art’è di Bologna con studiosi importanti nell’ambito della pedagogia dell’arte, come Marco Dallari e Cristina Francucci.

“I bambini sono tutti dadaisti” dice Dallari in questa conferenza che vi suggerisco di ascoltare quando avete un po’ di tempo: Educazione all’arte – Marco Dallari

Bellissime anche le sue videoletture in collaborazione con Paola Franceschini:

Con gli occhi di Mirò di Paola Franceschini Artebambini lettura Marco Dallari mus. Maurizio Oddone

E ancora:

Il Guggenheim di Venezia

Il Museo dei bambini di Milano

Fondazione Prada

Poi vicino a noi, in Romagna, troviamo teste molto belle, come quella di Alessandra Falconi, esperta di educazione ai media e alla creatività digitale, che tra le altre cose, ovvero coordinare il centro Alberto Manzi di Bologna, è Responsabile del centro Zaffiria di Bellaria.

https://www.zaffiria.it/

«É un buon sistema museale quello italiano, il problema è la frammentazione e la difficoltà nella trasmissione delle pratiche dal centro alla periferia. Bisognerebbe essere più collegati. Abbiamo bellissime teste a cui va offerta però maggior continuità, meno difficoltà nel reperire fondi continuativi».

Un altro ambito che racconta l’approccio inclusivo di Immaginante è quello della cosiddetta “Arte partecipata”  che coinvolge direttamente il pubblico nel processo creativo, diventando così coautore oltre che osservatore.

« Quando organizziamo eventi nelle piazze o altri spazi pubblici delle città, nei quali costruiamo installazioni e opere insieme alle famiglie riusciamo a intercettare le persone che solitamente non incontriamo nei musei o alle nostre mostre. Questo genere di esperienza artistica pubblica porta ad avvicinarsi famiglie con background migratorio che spesso non ritroviamo nell’elenco dei nomi di chi prenota le mostre. Su questo dobbiamo lavorare e portare le esperienze culturali fuori dalle Istituzioni e creare così un percorso verso i musei».

I luoghi della cultura devono essere luoghi accessibili, luoghi avvicinabili e che non creino disuguaglianze. Il contrasto alla povertà educativa parte dall’azione concreta, che non può essere delegata solo alle scuole, che certamente hanno una funzione di riequilibrio in termini di accessibilità alla cultura. 

Credo che quando si promuovano esperienze culturali pubbliche debba essere una ossessione domandarsi “ le persone con meno mezzi economici, culturali, sociali, linguistici le abbiamo raggiunte? Come possiamo raggiungerle?”

Una frase bellissima che mi dice Arianna sul perchè insistere sulla Cultura per l’infanzia è questa:

« Avvicinare i bambini e le bambine sin dai primi mesi di vita a questi luoghi vuol dire ACCUMULARE DEL BENE »

Un libro che mi suggerisce Arianna su questo tema e su quello del bisogno di espandere al massimo gli orizzonti dei bambini è “il sogno di Matteo” di Leo Lionni;

Matteo è un topolino che vive  con la sua famiglia in una soffitta polverosa, la famiglia di Matteo non possiede molti mezzi economici e, per questo, spera che, da grande, Matteo scelga una professione ben remunerata, come ad esempio il medico. Matteo, però, quando i suoi genitori gli chiedono cosa vuole fare da grande, lui risponde sempre che vuole vedere il mondo. Un giorno però la maestra conduce lui e i suoi compagni a visitare un Museo d’Arte e…(no spoiler).

La letteratura per l’infanzia è un altro elemento importante per la ricerca di Immaginante che seleziona con cura grazie alla collaborazione di librerie, autori e autrici, illustratrici e illustratori. 

« Il libro, magari che trovano tra quelli suggeriti dopo l’esperienza dentro al Museo,  può far continuare l’esperienza culturale, motivando le famiglie a prendere il libro, in libreria o biblioteca e continuare sul solco dell’esperienza appena fatta con le bambine e i bambini».

L’ultima parte della nostra chiacchierata sulla panchina dei Giardini Pubblici, un po’ infreddolite, la dedichiamo alle artiste e agli artisti che Immaginante ha proposto nella loro ultima mostra al Museo d’Arte della Città: Quadri Animati. Una galleria d’arte in cui i bambini e le bambine interagiscono con le opere d’arte di Mondrian, Richard Long, Pollock, Yayoy Kusama.

« Richard Long è da sempre uno dei miei artisti preferiti, ho sempre seguito il suo lavoro e ritrovarlo all’ultima mostra su Dante a Ravenna è stato sorprendente. Abbiamo quindi pensato che sarebbe stato interessante inserirlo in questa mostra e farlo conoscere anche alle famiglie e ai bambini.

Richard Long è un poeta della natura e del paesaggio, che costruisce le sue opere con quello che trova in natura, con molta discrezione. è un artista viaggiatore che studia anche per anni i luoghi nei quali installa le opere. Lascia segni che poi vengono riassorbiti dalla natura stessa». 

I bambini e le bambine hanno quindi trovato nel percorso della mostra cerchi di cartone con sopra stampate immagini di ambienti naturali e paesaggi sui quali potevano creare le loro opere con sassi , citando il lavoro di Long e i suoi materiali preferiti.

« Questo è molto affine a quello che fanno i bambini spontaneamente.

Il bambino spontaneamente in un luogo raccoglie i materiali, comincia a fare forme e lasciare segni».

« Abbiamo scelto questi particolari artisti e artiste perchè sono estremamente giocosi, come Kusama, Mirò. C’è molto colore e nei loro gesti c’è sempre qualcosa di infantile, pensiamo ai pois di Kusama, oppure alla tecnica che usa Pollock quando cola il colore sulle tele, oppure quando usa le mani per dipingere. 

Il rapporto con il colore è molto corporeo, legato al movimento e in questo rivedo molto la creatività spontanea dei bambini e delle bambine».

Per introdurre i bambini e le bambine alle opere Immaginante ha ideato racconti animati che parlano di alcune opere tra quelle che si incontrano nella mostra, per esempio il Pollo di Pollock o le zucche di Kusama e i suoi pois, oppure i cieli di Mirò che sono animati da buffi animaletti che vagano nel blu dei quoi quadri.

«Questo lavoro deve molto al lavoro di Dallari sull’arte come racconto, pensiero simbolico».

Poi ai bambini viene affidata una valigetta con all’interno le opere decostruite che loro possono riassemblare come preferiscono interagento però con l’opera stessa, quindi nella valigetta di Kusama ci sono zucche e infiniti pois da comporre, mentre in quella di Mondrian ci sono rettangolo rossi, blu, gialli. o come vogliono.

«Una bambina, per esempio, ha fatto spontaneamente il gesto “alla Pollock” mettendosi in piedi sull’opera e lasciando cadere il colore sulla tela ( fili di lana colorati) .

Nella piena libertà lasciamo i bambini e le famiglie esprimersi e fare e disfare le opere appena viste».

«Arianna,parlami del tuo gruppo»

«La forza di Immaginante sta nelle diverse competenze che compongono il gruppo: 

Giulia Guerra: grande punto di riferimento, illustratrice, grafica, atelierista con una formazione anche in ambito musicale. Cura gli allestimenti, è una conoscitrice appassionata di narrativa per l’infanzia e con i più piccoli e le più piccole è davvero brava!

Alessio Caruso: artista visivo, ricerca estetica, ideazione. 

Ludovica Guerra: laureata in lingue, curatrice di laboratori e visite animate bilingue e delle relazioni con realtà culturali europee.

Elena Pellizzoni: atelierista che in Immaginante ha portato la sua esperienza con il teatro.

Chiara Zattoni: formazione musicale e in particolare anima le mostre con il suo violoncello.

Poi abbiamo tante altre collaborazioni per esempio con Vincenzo Pioggia, Stefano Tedioli, Marilena Benini ( artista e grafica).

E da due anni Cristina Sedioli lavora con noi dopo una lunga esperienza con tante realtà, per esempio il Mart di Rovereto e la Rete Museale di Rimini».

Arianna Sedioli guida questo gruppo con passione e con tenacia, con la determinazione e la sicurezza dell’esperienza e dell’ispirazione creativa che ha coltivato fin dalla sua formazione che passa dalla musica, al Dams, a tante contaminazioni vissute negli anni universitari partecipando a quante più esperienze extrauniversitarie possibile ed è proprio in una di queste esperienze che incontra un “maestro” che la ispirerà nelle scelte successive:

François Delande, direttore delle ricerche teoriche del Gruppo Ricerche Musicali dell’INA di Parigi, uno dei principali innovatori della pedagogia musicale orientata verso la pratica creativa. 

« Il mio inizio è di tipo musicale, poi l’incontro con Luigi Berardi con cui ho fatto le prime esperienze e con cui ho fatto ricerca sul paesaggio sonoro e sulla musica “intorno a noi”»

E infatti l’aspetto sonoro nei lavori di Immaginante è sempre presente, così come i paesaggi sonori e l’attenzione uditiva che può avere ciascuna opera d’arte.

« I bimbi e le bimbe che vedi in questi anni sono sempre uguali o è cambiato qualcosa in loro?»

«Forse sono cambiati gli adulti intorno a loro, i modi di stare insieme, il ruolo delle tecnologie nella nostra quotidianità, la mancanza di contatto con la materia e la sensorialità.

In questi anni, soprattutto nelle scuole, che rimane l’osservatorio più onesto dal quale guardare i cambiamenti delle famgilie, vedo un’infanzia iperattiva, iper sollecitata, una scelta sconfinata dei bambini che devono districarsi tra tante cose materiali ».

Per contrastare tutto questo, in fin dei conti servirebbe quanto detto all’inizio di questo nostro racconto: un nutrimento costante in termini di offerte culturali e bellezza per le famiglie e in particolare per i bambini e le bambine.

Elliot Eisner, docente di arte e pensatore ha chiaramente delineato quali siano i benefici dell’arte nello sviluppo del bambino e della bambina e ne cito solo alcuni:

 elaborare prospettive multiple, così come avviene nel processo artistico in cui si indaga il “come” e il “perchè”. Si impara a pensare attraverso i materiali che da idea si trasformano e diventano realtà.  Si incoraggia l’auto espressione, la ricerca della propria poetica e dei propri sentimenti. 

Investire ogni sforzo nell’offerta culturale per l’infanzia è esattamente definito nelle parole essenziali di Arianna Sedioli:

«« Avvicinare i bambini e le bambine sin dai primi mesi di vita a questi luoghi vuol dire ACCUMULARE DEL BENE ».