«Ci vediamo alle 18 allora»

«Yes, a dopo!»

«Sono fuori»

  • Heart Wind and Fire
  • Cool and the Gang
  • Michael Jackson
  • Janet Jackson
  • Whitney Houston
  • Aretha Franklin
  • Grandmaster Flash
  • Bob Marley
  • Sister Sledge
  • Diana Ross
  • James Brown
  • Barry White
  • Ray Charles
  • Steve Wonder
  • Jackson 5

Questa è la playlist che Kingsley mi manda a qualche giorno dal nostro TEDAME. ( e dalla nostra pizza, perchè le chiacchiere si sono prolungate parecchio e soprattutto il piccolo Martino voleva giocare con Kingsley e mostrargli il suo nuovo gioco spaziale, che lancia in aria gli astronauti con un palloncino a propulsione).

Ascoltando questi artisti è come se entrassi anche io nella testa di Kingsley e ne cogliessi l’armonia che rende il suo passo così energico e danzante. La colonna sonora che muove il suo corpo e lo mette in comunicazione con quello che c’è al di fuori di lui. Tutto intorno. Oltre.

A me era arrivata quella sonorità di Kingsley, ma non l’avevo mai abbinata ad epoche o stili musicali.

Gli anni settanta e ottanta, sì diamine! I grandiosi anni 70/80.

Ho sempre visto e intravisto Kingsley per Ravenna, a teatro, ad eventi culturali, in biblioteca, alla Holden.

Qui in particolare, in coppia con Luca, un altro personaggio danzante, lo vedevo all’opera e la sua accoglienza era sempre sorridente, teatrale, libera dai fronzoli dei convenevoli.

“The mirror stares you in the face and says

“Baby, uh, uh, it don’t work”

You say your prayers though you don’t care

You dance and shake the hat”

Earth, Wind & Fire – Boogie Wonderland (Official Video)

Sapevo che avere una conversazione con lui sarebbe stata l’occasione per toccare tante questioni, in particolare di come la cultura, le esperienze teatrali giovanili, la mobilità europea segnino lo sviluppo della persona.

Come il teatro penetri le carni adolescenziali nutrendo l’incontenibile energia e vitalità di quella stagione della vita.

Quali opzioni di vite e di strade mi sono persa non avendo fatto quella esperienza quando ero adolescente, mi chiedo. Non aver incontrato guide teatrali come quelle delle Albe, non aver giocato con i classici del teatro.

L’infanzia di Kinglsey è a Boncellino, frazione di Bagnacavallo e qui cresce con le sue due sorelle Janet e Whitney. Mi racconta del sentimento di profonda sorellanza-fratellanza che unisce il trio e che è rifugio accogliente nei passaggi più complessi, dentro e fuori la famiglia.

Oltre ai suoi genitori e le sorelle, un altro membro della famiglia che Kingsley vuole ricordare è Yuko, il loro cane, un pastore scozzese ( sì, un Lessie) che è vissuto con loro in quel di Boncellino e che deve il suo nome alla passione del papà di Kingsley per il karate e Bruce Lee.

Un punto – “yuko” – è assegnato per un pugno a mano chiusa (tsuki) a testa, collo, pancia, fianco, schiena o torso dell’avversario. Wataaaaaa

How you gonna do it if you really don’t wanna dance

By standing on the wall

(Get your back up off the wall)

‘Cause I heard all the people sayin’

Get down on it, come on and

Get down on it, if you really want it

Get down on it, you gotta feel it

Get down on it, get down on it

Get down on it, come on and

Get down on it, baby, baby

Get down on it, get on it

Get down on it

Kool & The Gang – Get Down On It (Official Video)

Premetto subito che la storia di Kingsley, vista la lunga chiacchiera, tutti i bicchierini di tè, le mille mandorle,  probabilmente non la racconterò come merita, segnando quindi tutti i passaggi cronologici, ma voglio provarci e innanzitutto a lui, vorrei restituire un po’ di quanto mi sono presa io, tra le risate e lo stupore.

Kingsley nasce da mamma italiana e papà nigeriano, non che questo assuma per me rilevanza, ma lo esplicito solo e solamente per raccontare un passaggio che Kingsley ha voluto condividere sul suo legame con una parte della sua identità, la Nigeria. 

Ovvero la voglia di incontrarla, scoprirla, dettagliarla maggiormente.

Questa una delle cose che abbiamo in comune, ovvero l’urgenza, ad un certo punto della propria vita, di sapere di più su chi si è, sulle terre lontane nelle quali affondano un pezzo di radici della propria esistenza, di quella della propria famiglia.

Io questa urgenza l’ho avuta a 23 anni e ho provato a soddisfarla quando, finita la stagione lavorativa al mare, prima degli esami universitari, partì per il Marocco. 

Tre lunghi mesi, per me, in aperto confronto e scontro con questo pezzo di me.

Iniziai un corso base di arabo classico, non sopportavo più quello stato di analfabetismo , per il quale non sapevo leggere nemmeno le insegne dei negozi. 

Tutti i giorni quindi andavo a casa di questa maestra, Malika, mi sedevo nei banchetti da scuola primaria e sillabavo come se avessi avuto 6 anni, facevo i compiti, ricopiavo lettere, leggevo paroline e le trascrivevo sul quaderno.

Volli andare anche al “bled”, così si dice in Marocco, per riferirsi alle montagne o lo zone rurali dove sono nati i nostri antenati, prima di scendere in città.

Lì conobbi parenti lontani, ritmi di vita e lavoro lontani dai miei, che non sapevo mi appartenessero, anche solo un poco.

«Storie, voglio storie, scoprire altre storie» mi dice Kingsley.

Kingsley mi parla quindi di nonno paterno Alfred, padre di Hubert, fratello gemello di Harry e per questo chiamati “the twins”.

Nonno Alfred vive a Enugu, capitale dell’omonimo stato federale e dove si stimano ( dato wiki del 2007) circa 688.862 abitanti. Il gruppo etnico maggioritario sono gli IGBO, tra i gruppi più popolosi della Nigeria.

«Il nonno l’ho visto per la prima volta in videochiamata, ed avevo in programma il viaggio per la Nigeria nel 2020, poi la pandemia».

Il nonno di Kingsley purtroppo muore senza che vi sia stato l’incontro che Kingsley sperava, ma mi racconta del funerale e come questo passaggio sia celebrato come una vera e propria festa.

«In Nigeria si tengono 2/3 giorni di festa, per celebrare la persona che si era in vita, si accompagna l’ascesa dello spirito attraverso la musica, i balli, i canti».

É una vera e propria “Celebration of Life” come testimonia questo video di youtube su un funerale in Enugu  https://www.youtube.com/watch?v=q7KDHBUzCYU

They’re out to get you, better leave while you can

Don’t wanna be a boy, you wanna be a man

You wanna stay alive, better do what you can

So beat it, just beat it

You have to show them that you’re really not scared

You’re playin’ with your life, this ain’t no truth or dare

Michael Jackson – Beat It (Official Video)

«La mia prima parola l’ho pronunciata a Boncellino ed è stata BATMAN! Sì batman!

Un supereroe, senza superpoteri, ma che ha l’intelligenza necessaria per cambiare la sua vita»

E, aggiungo io: quella degli altri e di Gotham City.

Kingsley sin da piccolo è un appassionato di paleontologia, la zia gli regala libri su libri, ad ogni compleanno fino a quello dei 18 anni, per il quale con suo sommo stupore riceve una camicia.

«rimasi sconvolto? cos’è? una camicia? perchè?» Kingsley vedeva in quella camicia il passaggio che doveva essere avvenuto, a sua insaputa, nella percezione di sua zia nei suoi confronti, da bimbo a ometto di 18 anni, dai dinosauri alle camice da “ragazzo a modo”.

Il suo preferito rimane “Dinosauri dalla A alla Z” del paleontologo Benton, un libro sacro per Kingsley che si divora e che lo rende, come si definisce lui, un bimbo un po’ saccente sulle questioni scientifiche. 

«Correggevo sempre l’insegnante alle elementari, finché un giorno la maestra Rita mi disse: “ascolta Kingsley vuoi venire tu a spiegare?”- e secondo te cosa le risposi? – Le risposi “Sì!”, “Sì maestra vengo io!”».

Questo piccolo scienziato paleontologo un po’ irriverente e saputello.

Stop pressurin’ me, just stop pressurin’ me

Stop pressurin’ me, make me wanna scream

Stop pressurin’ me, just stop pressurin’ me

Stop pressurin’ me, make me wanna scream

Tired of you tellin’ the story your way

It’s causin’ confusion

You think it’s okay

You keep changin’ the rules

While I keep playin’ the game

I can’t take it much longer

I think I might go insane

Michael Jackson, Janet Jackson – Scream (Official Video)

Alle superiori sceglie l’ITIS, scuola nella quale per tutti è “il fratello di Janet” che quella scuola l’aveva già frequentata e che per stare ai livelli di rendimento della sorella, non bastava più la rendita dei libri di Benton e zia Rita.

Quindi “giù a studiare”.

È proprio in questo primo anno di superiori che irrompe nella vita di Kingsley il teatro, con la non-scuola, progetto che non posso che definire usando le parole di chi ha animato questo progetto straordinario , ovvero Marco Martinelli: 

“La felicità del corpo vivo, la corsa, le cadute, la terra sotto i piedi, il sole, i corpi accaldati dei compagni, l’essere insieme, orda, squadra, coro, comunità, la sfera-mondo che volteggia e per magia finisce dentro la rete.

Scuola e teatro sono stranieri l’uno all’altra, e il loro accoppiamento è naturalmente mostruoso. Il teatro è una palestra di umanità selvatica e ribaltata, di eccessi e misura, dove si diventa quello che non si è; la scuola è il grande teatro della gerarchia e dell’imparare per tempo a essere società. Quando Cristina Ventrucci parlò di non-scuola, la definizione fu accolta senza discussioni. Il gioco è ancora oggi l’amorevole massacro della Tradizione. Non “mettere in scena”, ma “mettere in vita” i testi antichi”.

Il primo spettacolo che vede Kingsley è Dracula, con in scena la sorella Janet, mentre il primo al quale partecipa con la scuola è L’inventore del cavallo di Achille Campanile.

Dopo aver “messo in vita” Campanile, alla porta di Kingsley bussa un’opportunità inaspettata da cogliere al balzo.

«Cercano palotini per mettere in scena “I Polacchi”!»

Kingsley si iscrive ai provini che sono indetti al Rasi, alla presenza di Martinelli.

«Camminavo per via di Roma e non sapevo esattamente dove fosse il teatro all’epoca, quindi fermai un signore e glielo chiesi: -scusi, dov’è il teatro, mi sto perdendo?- lui mi rispose:-Proprio qui, vieni con me, sto andando anche io a teatro».

Il destino volle che il passante al quale Kingsley chiese le indicazioni, fosse proprio Martinelli che di lì a poco lo ascoltò sul palcoscenico per il suo primo provino.

Fatalità.

«Kingsley, sei stato preso!!»

«Partimmo per Catania, il mio primo volo in aereo e dopo quell’esperienza ce ne furono tante altre: L’Ubu Bur dove ebbi l’occasione, oltre di lavorare con Martinelli e Montanari, anche di conoscere Mandiaye N’Diaye. Poi Limoges, Napoli, Rennes, Milano».

Il teatro accompagna Kingsley per tutte le superiori, il ritmo era intenso e le interrogazioni seguivano le tourneè teatrali. 

Un altro elemento che accompagna Kingsley è senz’altro l’amicizia fraterna con Omar e Gaglio, i suoi fratelli acquisiti dai banchi di scuola e dei quali mi racconta delle infinite conversazioni sulla via del ritorno a casa e del tempo trascorso insieme a loro. Tempo di crescita, condivisione, fratellanza.

Un trio con le sorelle e un trio con i fratelli.

Clock strikes upon the hour

And the sun begins to fade

Still enough time to figure out

How to chase my blues away

I’ve done alright up ‘til now

It’s the light of day that shows me how

And when the night falls

Loneliness calls

Oh, I wanna dance with somebody

I wanna feel the heat with somebody

Yeah, I wanna dance with somebody

With somebody who loves me

Whitney Houston – I Wanna Dance With Somebody (Official Video)

Tournée, amici e interrogazioni, interrogazioni, amici e tournée fino alla maturità e alla scelta dell’università.

Geologia a Ferrara, questa la scelta di Kingsley che non abbandona quel seme germogliato nella prima infanzia che lo incuriosiva sulla Paleontologia e su quali sembianze avesse questa nostra anziana Terra milioni di anni fa.

La Geologia studia i processi fisico-chimici che plasmano e trasformano la Terra, una ricerca continua di segni che raccontano la storia di questa palla galleggiante che è il pianeta terra.

Tra i progetti universitari che intraprende a Geologia sicuramente degno di nota è quello svolto sulle Dolomiti.

«Il progetto prevedeva due settimane sulle Dolomiti, due settimane in esterna per studiare e mappare gli aspetti geologici, geomorfologici, antropici e paesaggistici di questo patrimonio Unesco.

In particolare era prevista una lunga escursione in giornata, dodici ore.

Con i miei compagni, in particolare con gli amici Maia e Felix,ci siamo avviati verso le vette, procedendo sull’itinerario previsto, che dovevamo affrontare da soli per poi rientrare al rifugio.

Camminavamo per i boschi e vedevamo segni sugli alberi. Eravamo certi fossero di orsi che prima o poi si sarebbero parati davanti a noi.

Camminavamo e speravamo di non fare la fine di quegli alberi, ovvero che gli orsi scegliessero le nostre facce per farsi le unghie.

Camminando sulla via del ritorno, ormai all’imbrunire, incontriamo un gruppo di camosci.

“se ce la fanno i camosci ce la faremo anche noi” pensavo.

Dopo ore arriviamo finalmente al rifugio, stremati, felici di essere sopravvissuti e di non aver incontrato orsi.

-“Allora ragazzi, come è andata questa prima escursione?”

-“bene prof, ma è pieno di orsi là fuori!”

-“e come fa a dirlo Ngadiuba?”

-“ i tronchi tutti segnati, graffiati, abbiamo temuto di fare la stessa fine prof!”

-“ ma quali orsi Ngadiuba? Trattasi dell’attività stagionale di muta dei cervi locali che rinnovano i propri palchi. Usano alberi e arbusti per il distacco del velluto che li ricopre e che ne sviluppa l’apparato osseo»

I break down and cry

So walk on by

You walk on by

You walk on by

I just can’t get over losing you

And so if I seem broken in two

Walk on by, walk on by

This foolish pride is all that I have left

So let me hide

Aretha Franklin – Walk On By (Official Audio)

Nonostante Kingsley provi a nascondersi in mezzo ai camosci delle Dolomiti, scappando da orsi immaginari, il teatro lo trova e alla sua porta bussa un’altra incredibile esperienza, quella con Cosimo Severo, regista della Bottega degli apocrifi.

“Bottega degli Apocrifi nasce a Bologna nel 2000 dall’incontro di tre studenti universitari che si stanno formando nelle discipline teatrali e un musicista studente al Conservatorio.

Nel 2004 la compagnia teatrale compie una migrazione controcorrente e si trasferisce da Bologna a Manfredonia, città d’origine di alcuni membri del gruppo, con l’obiettivo politico di coltivare il deserto, che meno d’effetto suonerebbe “per portare il mestiere del teatro dove non c’era”, scommettendo che il teatro possa essere un lavoro anche in Italia, anche a Sud.

La fortuna è che il teatro, per definizione, non lo si può fare da soli: chi sta sul palco non ha ragion d’essere se non c’è almeno una persona in platea… è un atto creativo fondato sulla relazione”.

La prima avventura di Kingsley con gli Apocrifi è un’opera per il Teatro Ragazzi, Nel bosco addormentato.

Opera liberamente ispirata a Perrault, i fratelli Grimm, Tahar Ben Jelloun, Giambattista Basile, Italo Calvino e come scrivono gli Apocrifi, “ a tutti coloro che un giorno nel bosco hanno incontrato la Bella Addormentata e ce l’hanno raccontato”.

Con la drammaturgia di Stefania Marrone e Cosimo Severo.

Kingsley è il principe, un uomo che non riesce a stare fermo e zitto.

«Ballavo e parlavo in romagnolo».

Poi ci sarà Sinbad, personaggio difficile per Kingsley sotto tantissimo punti di vista a partire da quello fisico. 

«Per questo personaggio, per via dei movimenti che dovevo fare sul palco, mi sono consumato le ginocchia», oltre ai tanti chilometri macinati tra Ferrara, Ravenna e Foggia.

Don’t push me ‘cause I’m close to the edge

I’m tryin’ not to lose my head

It’s like a jungle sometimes

It makes me wonder how I keep from going under

It’s like a jungle sometimes

It makes me wonder how I keep from going under

L’esperienza teatrale si intreccia con la carriera universitaria di Kingsley.

Arriva quindi la laurea e la scelta di quello che sarà il dopo. Il teatro viene messo in pausa e l’obiettivo di Kingsley dopo la laurea è poter iniziare un percorso di studi all’estero. 

 Il primo tentativo è Bristol.

Tra le altre cose che motivano la scelta di Kingsley,la principale è che lì insegna Benton e per un punto, un solo dannato punto in meno nel test di inglese, svanisce questa opzione.

Hit the road Jack and don’t you come back

No more, no more, no more, no more

Hit the road Jack and don’t you come back no more

What you say?

Hit the road Jack and don’t you come back

No more, no more, no more, no more

Hit the road Jack and don’t you come back no more

Si tenta quindi la Svezia, Kingsley manda la candidatura e parte in bicicletta con la compagna del tempo.

Ravenna-Gubbio in bicicletta, 200 km circa, per dimenticarsi dell’application e schiarirsi le idee.

Poco allenamento, accampamenti improvvisati così come le docce, lusso per due ciclisti per caso che trovano ospitalità inaspettata da una famiglia umbra.

Ma proprio lì in mezzo a quel tanto pedalare e a quel tanto sudare arriva la risposta.

So dry your tears, I seh

No woman no cry

No woman no cry

Little darlin’, don’t shed no tears

No woman no cry

Bob Marley – No Woman, No Cry (Official Video)

«Ero stato preso per la Svezia, Università di Upsala! 10 giorni per fare le valigie e trovare casa! »

E Svezia sia!

Kingsley trova finalmente casa dopo tanto vagare e tanto cercare, il proprietario si chiama Rodrigo e la casa è talmente bassa che è difficile anche stiracchiarsi la mattina. La visuale? non delle migliori, con la finestra che dà sulle ruote della macchina di Rodrigo, ma questo è il meglio che Kingsley trova ad anno accademico già avviato.

Come in tutte le cose che fa, Kingsley si immerge con piedi e mani nella vita universitaria svedese e viene assorbito totalmente da lezioni, papers da consegnare e scadenze da rispettare.

Lui studiava, scriveva e faceva poco altro.

«Kingsley l’hai vista? »

«Visto cosa? »

«L’aurora? »

«No! Stavo studiando! »

E di nuovo:

«Kingsley, allora l’hai vista? »

«Visto cosa? »

«L’aurora? »

«No!No! Stavo studiando!»

Some people ask me

What are you gonna be?

Why don’t you go get a job? uh-uh

All that I could say

I won’t give up my music

Not me, not now, no way, no how, oh, oh

Sister Sledge – Lost in Music (1979)

I mesi passano ad Upsala e l’ambiente accademico inizia a rivelarsi diverso dalle aspettative di Kingsley.

«Iniziavo a pormi molte domande sulla mia reale appartenenza a quel luogo. Non sopportavo più la saccenza di certi approcci scientifici alle questioni che volevo approfondire, non trovavo coerenti i metodi di ricerca e faticavo a trovare un approccio umano verso lo studente e i suoi bisogni ».

La goccia che fa traboccare il vaso e che fa dire è Kingsley che quello non è il suo posto arriva quando, al limite dei dubbi e della sua personale crisi, scoppia in lacrime nella biblioteca del dipartimento.

«Nessuno, dico nessuno si è fermato. Non un compagno di studi, non un docente. Mi sono sentito solo e lì ho deciso che dovevo cambiare strada e ambiente, provare ad ascoltare le domande che tutti i giorni da settimane mi stavo ponendo ».

There’s a new me coming out

And I just have to live

And I wanna give

I’m completely positive

I think this time around

I am gonna do it

Like you never knew it

Oh I’ll make it through

The time has come for me

To break out of the shell

I have to shout

I’m coming out.

Diana Ross – I’m Coming Out

Kingsley torna a Ravenna ed è l’anno della grande produzione del Teatro delle Albe sull’Inferno dantesco.

«Quel ritorno al teatro mi ha ridato energia, voglia di ricominciare una strada diversa, continuare a cercare la mia strada ».

Whoa! I feel good, I knew that I would, now

I feel good, I knew that I would, now

So good, so good, I got you

Whoa! I feel nice, like sugar and spice

I feel nice, like sugar and spice

So nice, so nice, I got you

James Brown – I Feel Good

Kingsley arriva alla Holden grazie al servizio civile che per lui sarà illuminante e segnerà le sue successive scelte formative e professionali. 

Dopo il servizio civile si para davanti a lui la via del volontariato europeo che lo porta in Turchia per partecipare ad un progetto intergenerazionale all’interno di una scuola dell’infanzia turco-americana in collaborazione con un centro anziani.

Dopo la Turchia si vola in Spagna con il corpo europeo di solidarietà, a Calahorra, paesino nel Nord della Spagna.

Qui implementa un progetto per la biblioteca civica, elaborando un gioco di ruolo che porta in biblioteca bambini/e e adolescenti.

Ahh, the first, my last, my everything

And the answer to all my dreams

You’re my sun, my moon, my guiding star

My kind of wonderful, that’s what you are

I know there’s only, only one like you

There’s no way, they could have made two

You’re all I’m living for

Your love I’ll keep for evermore

You’re the first, you’re the last, my everything

Mobilità e progettazione europea, volontariato, progetti per promuovere la cultura e lettura, infanzia e adolescenza come target privilegiati, D&D, game based learning, sono i paletti che Kingsley affonda nel suo nuovo cammino che l’ha portato ad iscriversi all’Università di Torino a scienze dell’educazione, scelta dettata dalla presenza di un insegnamento caratterizzante proprio sul game-based learning.

We’ll be jammin’ until the break of dawn

(We’re in the middle of the makings of the master blaster jammin’)

We’ll be jammin’ until the break of dawn

(We’re in the middle of the makings of the master blaster jammin’)

(We’re in the middle of the makings of the master blaster jammin’)

Yeah, yeah

Yeah, yeah

Stevie Wonder – Masterblaster (jammin’) 6min. version

Gli anni di mobilità europea, il teatro, l’attivismo culturale che ha nutrito a Ravenna e altrove, hanno permesso a Kinglsey di costruire una rete di relazioni con tantissime persone e realtà europee con le quali ora progetta e costruisce progetti candidabili per i bandi europei.

Il suo sogno è riuscire a vincere un progetto europeo sul quale sta lavorando da tanto tempo con un network composta da Spagnoli, Bulgari e Italiani sul Role Playing e la mitologia europea, altra passione di Kingsley.

Kingsley cosa vorresti che succedesse nei prossimi anni a Ravenna?

«+ centri giovanili, +luoghi dedicati alla creatività, + Holden , una bibliofficina creativa insomma».

Grazie Kingsley, sei stato una fonte inestimabile di racconti e ispirazione. 

La tua è una storia che suggerisce che il mondo è un posto grande dove gettarsi a viso aperto, con coraggio.

Dove mettere in vita sé stessi e i propri sogni, tentando e ritentando senza mai smettere di giocare e ascoltare buona musica.

Don’t you blame it on sunshine

Don’t blame it on moonlight

Don’t blame it on good times

Blame it on the boogie

That nasty boogie bugs me

But somehow it has drugged me

Spellbound rhythm gets me on my feet

I’ve changed my life completely

I’ve seen the lightning leave me

My baby just can’t take her eyes off me

The Jacksons – Blame It On the Boogie (Official Video)