Danay: Ok. Sono uscita adesso dal lavoro. Mi faccio una doccia velocissima e vengo da te
Ouidad: Quando parti da Piangipane mi fai uno squillo please?
Danay: 👍🏾
Danay: Sto partendo

Io e Danay ci conosciamo da tanti anni, è un’amica di famiglia che con mia sorella Amal ha condiviso gli anni del cantiere degli autocostruttori di Piangipane, progetto che vide coinvolte decine di famiglie che contribuirono con il loro lavoro diretto a costruire le case dove oggi vivono.
Quindi la novità nel nostro incontro non è certamente il tè, che ha bevuto decine di volte, ma piuttosto questo momento di racconto inedito del suo passato che non è mai stato oggetto delle nostre chiacchierate.

«Sono stata una bambina felice e sono tuttora una donna felice e mi sento fortunata!», esordisce così Danay.

Felicità e fortuna per Danay risiedono in due valori, condizioni, stati, decidete voi come volete definirli, che sono fondanti per l’essere umano, spesso surclassati da altri, più materiali e consumabili e che per lei sono: tranquillità e amore.
Tranquillità come stato di quiete durevole, assenza di perturbazioni sia dell’ordine fisico che morale e Amore come lo definiva Dante, ovvero unione spirituale dell’anima e della cosa amata e nel caso di Danay urge usare il plurale, perchè di cose ne ama tante, a partire dalla sua famiglia numerosa.

«i miei nonni materni avevano 8 figli e quando ci riunivamo insieme arrivavamo ad essere 50 persone a tavola!»

Numerosi, ma anche di provenienze e origini diversissime tra loro. Ricostruire le parentele e le origini è questione arzigogolata, ma in sintesi è così: il nonno paterno di Danay è cinese, mentre la nonna paterna è afro-cubana, discendente di schiavi.
Da parte materna invece il il bisnonno di Danay era spagnolo sposato con una creola.

«Mio nonno veniva chiamato  da tutta la famiglia “el chino”»

Il nonno di Danay emigra a Cuba per lavorare nelle grandi infrastrutture ferroviarie che all’epoca il governo cubano aveva in cantiere, anche se la storia della migrazione cinese a Cuba risale già a metà Ottocento e nel 1899 sono 150.000 i cinesi a Cuba e testimonianza di questa grande comunità sono certamente il quartiere cinese e il “portico dell’amicizia”, un monumento cinese che si trova a l’Avana.
Anche la Cuba contemporanea ha molte relazioni con la Cina e questo certamente apre riflessioni importanti di natura geopolitica e sul piano delle “sfere di influenza” che oggi si giocano in quel punto del globo, da sempre strategico, fin dalla Guerra Fredda e che oggi è conteso tra Cina e Russia.
Ovviamente l’altro soggetto centrale di questo equilibrio di potere globale sono certamente gli USA che da oltre 60 anni agiscono un embargo che colpisce direttamente la popolazione, che seppur resistente, inizia a sentire i colpi di questo “bloqueo” combinato alla pandemia globale.

Consiglio un approfondimento di Limes, rivista italiana di geopolitica.

«Io ero la prima figlia e prima nipote. Questo aveva per me un peso enorme, in termini di aspettative e responsabilità verso i più piccoli, mio fratello e mia sorella»

Sicuramente nella scelta del suo nome i genitori avevano riposto un augurio “mitologico”, il suo nome deriva infatti dalla mitologia greca, Danae era la figlia di Acrisio, re di Argo, e di Euridice. «Danae, colei che ha sete!»

Acrisio non ebbe figli maschi e si rivolse all’oracolo per avere indicazioni sul suo futuro e questo gli disse che sarebbe stato spodestato dal figlio di Danae ed ucciso per mano sua.
Acrisio appreso del suo tragico destino decise di rinchiudere la figlia in una torre, ma Zeus se ne invaghì e si tramutò in pioggia per entrare nella torre e unirsi a lei.
Da questa unione nacque Perseo. Appreso della nascita del nipote, il re fece rinchiudere in una cassa di legno Danae e Perseo e li abbandonò in balìa delle onde. Intervenne infine Poseidone che li portò in salvo.
Il mito ovviamente continua con l’avvincente storia di Perseo.

Anche la nostra Danay è in qualche modo mitologica, sicuramente è mitica e anche nel corso della sua vita ha dato prova di grande resistenza, reazione e voglia di perseguire i valori nei quali crede.
Anche per Danay, la figura del padre, elemento che ho visto tornare in tantissimi dei TEDAME, è un punto di riferimento che le ha trasmesso i capisaldi sui quali costruire il proprio futuro: coerenza, onestà, rispetto della parola data.
Il papà di Danay è avvocato e le ha trasmesso la voglia di approfondire, studiare, ricercare sempre ciò che non si vede in superficie. Questa motivazione e voglia di uscire dai terreni battuti la invoglia a perseguire una tipologia di studi certamente inusuale per una donna di allora, diplomandosi come elettrotecnica navale.

«Volevi fare la marinaia?»
«Sì, non so, forse, ma certamente volevo dimostrare che potevo farcela!»

In realtà subito dopo il diploma l’occupazione di Danay non sarà in mare, ma piuttosto sulla costa della capitale cubana e a fine anni 90 è direttrice di un’azienda turistica e proprio qui incontra l’amore della sua vita: Giovanni.
Giovanni è di Ravenna, Piangipane per la precisione, ed è a Cuba in viaggio.

«Amore a prima vista! L’ho visto e sapevo che ci avrei passato il resto della mia vita»

Giovanni torna a l’Avana per i tre anni successivi, in cui coltivano questo sentimento, seppur a distanza per la maggior parte del tempo.
Dopo tre anni Danay vola in Italia per conoscere la famiglia di Giovanni e l’accoglienza calorosa dei due futuri suoceri le infonde la sicurezza di poter pensare a un pezzo di vita lontano dalla sua di famiglia.

«I miei suoceri, sin da subito, ce la mettevano tutta per farsi capire, capirmi, cercare di accogliermi nel migliore dei modi e quel calore non lo scorderò mai»

Il loro progetto di coppia italo-cubana inizialmente era quello di passare un po’ di tempo a Cuba e un po’ di tempo in Italia, avviando una gelateria a Ravenna che pensavano potesse funzionare solo stagionalmente. Questo permetteva a Danay di tornare a Cuba dalla famiglia e dal suo primo figlio, avuto in un precedente matrimonio e che in quel momento non voleva sradicare dal suo contesto di nascita.

«Dopo un po’ di tempo ci siamo resi conto che il programma iniziale andava aggiustato, perchè l’apertura solo stagionale non era sufficiente e io desideravo un secondo figlio con Giovanni»

Il primo figlio, Javier, raggiunge quindi mamma Danay a Piangipane e di lì a poco nasce Marco Alejandro e Danay inizia a ragionare su un nuovo progetto per sè stessa e il suo futuro lavorativo. Mettersi in gioco per Danay non è mai un problema e decide di iscriversi ad un corso professionalizzante promosso dalla Regione Emilia Romagna sull’assemblaggio e la meccanica dei sistemi.
Presto detto e presto fatto, anche qui forte del suo diploma da elettrotecnica navale, le sue competenze emergono presto e finito il corso trova lavoro in un’azienda con sede proprio a Piangipane, la Quick, una tra le più importanti realtà produttive di accessori nautici al mondo, leader in Italia e presente in oltre 60 Paesi.

«A me piace studiare, sono sempre assetata di conoscenza e leggere mi disseta. Leggo di tutto, religione, psicologia, i libri che mi manda mia madre da Cuba»

Scopro quindi di questo gesto di infinito amore che la mamma di Danay compie tutti gli anni, un loro rito in qualche modo, ovvero andare alla fiera del libro de l’Avana ogni anno e da lì spedirle tutti i libri che la ispirano.
Questo ha fatto sì che negli anni Danay si costruisse una libreria in lingua originale con i numerosi titoli scelti da sua madre.

Un’immagine stupenda di legame madre-figlia, nutrito a distanza, dai libri, che mi commuove.

Oggi Danay è impegnata anche nel sindacato dei lavoratori e lavoratrici e dopo più di 15 anni di lavoro in azienda è certamente titolata ad essere una voce di rappresentanza per i lavoratori e le lavoratrici.
Analogamente a tanti altri incontro anche Danay credeva di non avere una storia significativa di cui parlare, invece nel giro di un paio di ora abbiamo trattato tematiche che sono non solo interessanti, ma che hanno certamente una rilevanza politica e pubblica per me.

Penso al suo percorso professionalizzante, al quale ha potuto accedere grazie alla programmazione regionale finanziata dal fondo sociale europeo e quanto programmi come questi siano sempre più necessari per rigenerare le competenze e migliorare i livelli di occupazione di donne e uomini. Abbiamo, seppur indirettamente, parlato della storia delle migrazioni da e per Cuba, di schiavismo, di embargo. E per ultimo dell’impegno di Danay nel sindacato e di quanto questo sia legato al percorso del padre a ai valori che lui le ha trasmesso e che oggi la rendono una donna coerente, onesta, affidabile e per questo felice e tranquilla nella sua dimensione di donna, lavoratrice, sindacalista, madre.

La nostra chiacchierata non poteva che finire con una carrellata di foto di famiglia che Danay mi mostra dal suo telefonino con il suo grande sorriso. Ci sono la cugina cinese, l’altra che vive in Norvegia e con la quale, per incontrarsi a metà strada, si trovavano in Spagna.

Poi mamma e papà.

«Lo vedi? è cinese!»