«10 minuti di ritardo, scusami»
«figurati, ti aspetto»
«Arrivata!»

Maria Silvia Pazzi è un altro talento di calibro internazionale che trova i natali a Ravenna e dalla quale volevo carpire la fonte della sua inesauribile energia e potenza.
Io e Silvia ci siamo conosciute durante una cena di beneficienza e mi colpì la sua vitalità e la nonchalance con cui mi diceva che tra le tante cose che porta avanti professionalmente ha 4 figli. 
Io, che sono al primo figlio, la guardavo con gli occhi di chi guarda una specie di divinità, un’eroina contemporanea, ammirata.

Maria Silvia è oggi CEO di Regenesi, azienda bolognese (con un piede a Ravenna) che ha contribuito a fondare e che dal 2008 opera nel settore dell’economia circolare, quando ancora in pochi ne parlavano e certamente non era tra le priorità di nessuna agenda politica europea, men che meno globale.

Regenesi sposa il concetto di bellezza senza tradire l’ambiente, creando oggetti quotidiani moderni e sofisticati. Trasformiamo ciò che rimane della società dei consumi in prodotti di eccezionale qualità dallo stile senza tempo. Per fare del mondo un posto migliore, e più bello”. 

Così leggo alla voce “chi siamo” sul sito di Regenesi

Proprio in questo momento, in cui trascrivo, a distanza di giorni, il nostro TEDAME capisco che come a volte gli animali da compagnia assomigliano ai propri padroni, così l’azienda Regenesi assomiglia a Maria Silvia e viceversa: lei stessa è una fonte rinnovabile, rigenera le sue energie per farne qualcosa di nuovo, bello e stiloso. Sì, è proprio così.

La sua strada forse si può intravedere all’atto della scelta degli studi:

«mi sono iscritta ad economia con l’architettura nel cuore, ma all’epoca l’idea generale e comune era che con una laurea in economia il percorso professionale potesse essere più sicuro»

Quindi la tensione verso la bellezza, la progettazione, l’organizzazione e ideazione degli spazi abitati dalle persone è qualcosa che risuona in Maria Silvia da sempre credo.
Nei primi anni 2000 inizia ad occuparsi, anche qui pioniera, di innovazione e reti di imprese, lavorando con CNA ed Ecipar ovvero la struttura per la formazione, lo sviluppo e la diffusione dei “saperi” utili alle piccole e medie imprese (PMI) che da anni offre servizi a sostegno della crescita delle capacità manageriali, tecniche e professionali delle imprese artigiane.

Maria Silvia Pazzi è in continuo movimento e dopo questa esperienza inizia a scorgere un percorso autonomo che inizia con un MBA, master in business administration, alla Bologna Business School.
Regenesi arriva nel 2008: a Bologna la sede legale, a Milano lo showroom e a Ravenna la sede operativa di Maria Silvia Pazzi.
Questo progetto raccoglie tutte le visioni che l’hanno ispirata: made in italy, condivisione dei saperi, economia circolare, filiera italiana e divulgazione sui temi che ruotano intorno a Regenesi e alla economia circolare.
Anche il modello organizzativo di Regenesi è innovativo e pioniero, basandosi sulla rete di collaborazioni esterne che ampliano enormemente le tipologie di materiali da rigenerare, le collaborazioni e soprattutto una squadra di designer che in Regenesi hanno trovato un contesto altamente produttivo e creativo dove operare e progettare.

Questa vita ad “alto tasso dinamico” è vissuta con totale naturalezza da Maria Silvia e anche la sua organizzazione familiare che contempla 4 figli e due cani segue questo “flow”.
Autonomia e collaborazione sono le parole d’ordine per la sua famiglia, ma anche una rete di servizi educativi, scolastici, sportivi ai quali potersi affidare per trovare i numerosi incastri necessari a lei e al suo compagno per far fluire tutto.
La vita “ravennate” di Maria Silvia, o meglio la partecipazione attiva alla dimensione pubblica della città, subisce un’accelerata dopo un convegno alla camera di commercio di Ravenna:

«fatto il mio intervento e finita la conferenza, mi si avvicina un signore e mi chiede: “lei è un’imprenditrice di Milano?”, risposi no, sono di Ravenna!»

«Lì mi resi conto che dovevo impegnarmi di più nel creare valore e riconoscimento anche sul mio territorio, partecipare maggiormente alla dimensione pubblica e sociale, per portare anche io il mio contributo»

Oggi Maria Silvia è socia attiva di Fidapa, la Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari e la storia della sezione ravennate nasce nel 1973, per volontà della dott.ssa cav. Patricia Brown Avantario, concertista, musicista, docente di canto.
Da allora Fidapa è impegnata sul nostro territorio per promuovere le donne, la loro storia passata e contemporanea, una cultura imprenditoriale femminile e la valorizzazione dei profili eccellenti che Ravenna può esprimere.

Ricordo allora una delle ultime conferenze di FIDAPA alla quale ho partecipato, ovvero:

“I personaggi femminili nella Divina Commedia” tenuta dalla Prof. Sebastiana Nobili, docente UNIBO di letteratura italiana insieme all’allora Presidente Patrizia Ravagli e Anna De Lutis.

Nel mio intervento tra le altre ricordai Piccarda Donati, erano i giorni in cui si parlava della scomparsa di Saman Abbas.
Piccarda è il primo personaggio che Dante incontra nel Paradiso, fatta uscire con la forza dal convento dell’Ordine delle Clarisse nel quale aveva scelto di rinchiudersi prendendo come sposo Cristo, fu costretta dal fratello Corso Donati, tra il 1283 e il 1293, a sposare un ricco rampollo, Rossellino della Tosa, uno dei Neri più facinorosi.
Ho allora ricordato Saman, giovane donna, scomparsa e probabilmente uccisa, perché ha rifiutato un matrimonio combinato.

“Piccarda Donati e Saman Abbas. Non cercate ragioni nelle culture o nelle religioni che considerate “altre”.

Cercate invece la radice comune ovvero il patriarcato” scrissi in un post al termine dell’incontro.

Un altro impegno che Maria Silvia ha portato a termine per Ravenna ha a che fare proprio con Dante.
Si tratta dell’opera d’arte collettiva “Un alloro per Dante” di Luisa Bocchietto, architetta e designer, ex presidente dell’Associazione per il Disegno Industriale e presidente di World Design Organization fino al 2019.
L’opera, posizionata ai giardini pensili della Provincia, è una corona di rame di due metri e mezzo di diametro, con 1423 fessure, il numero di endecasillabi della Divina Commedia, destinati a ospitare le foglie di turisti e cittadini che vorranno partecipare all’opera collettiva.
La foglia è parte di un portachiavi, firmato REGENESI, in pelle rigenerata, prodotto a mano da artigiani italiani e progettato anch’esso da Luisa Bocchietto, che racchiude all’interno la foglia di rame amovibile, acquistabile presso i bookshop della Fondazione RavennAntica del Museo Dante, del Museo Tamo Mosaico, della Domus dei Tappeti di Pietra, del Museo Nazionale di Ravenna, del Mausoleo di Teodorico e sul sito www.regenesi.it.

Altro progetto di cui mi parla Maria Silvia è REGENSTECH, ovvero la realizzazione di un materiale innovativo derivante dal riciclo di fibre tessili, pelle e affini (scarti di produzione e giacenze di magazzino e abbigliamento usato) e lo sviluppo di una linea produttiva basata sulla manifattura additiva, volta a realizzare una produzione flessibile, senza sprechi e altamente customizzata, partendo dagli scarti.
Anche qui il filo rosso del recupero degli scarti è la guida di Maria Silvia, che ha risposto in modo dinamico, strategico e lungimirante ai nuovi bisogni che nel comparto del recupero dei rifiuti tessili sta per stagliarsi, ovvero la Legge 116 del 2020, che stabilisce dal primo gennaio 2022 l’obbligo in Italia di recuperare e riciclare la frazione tessile dei rifiuti urbani e commerciali.

REGENSTECH si posiziona così su un comparto produttivo che le maggiori case di moda e del vestiario ricercheranno nei prossimi anni. Regestech ha recentemente vinto il bando di incubazione d’impresa Colabora, promosso dal Comune di Ravenna in collaborazione con la Fondazione Enrico Mattei.
Anche questo è un altro valore aggiunto che l’attività imprenditoriale e culturale di Maria Silvia ha portato a Ravenna. 

Grazie a questo TEDAME ho potuto scoprire il percorso di questa donna straordinaria che crea e innova a partire dagli scarti, dimostrando che di fatto tutto è rigenerabile e che il consumo è sostenibile che questa circolarità del pensiero e della materia diventa prassi, cultura diffusa e azione quotidiana.

Dopotutto ce lo avevano già detto no?
Lavoisier nel 1772 scopriva la legge naturale di conservazione della massa:
«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»