«Buongiorno, se non ho segnato male oggi alle 18:00 giusto?»
«Eccoti, ti stavo per scrivere su fb. Sì!»
«Ottimo 👍🏼 alle 18:00 sono lì, grazie!»

Quando ho pensato ad Enrico per questo TEDAME l’ho fatto perchè credo che tra i mestieri da valorizzare, conoscere e promuovere in questo particolare momento storico, ci sia anche quello di chi vive grazie alle risate della gente. Anzi chi vive facendo ridere le persone, a partire dai bambini e per farlo riunisce le famiglie e offre loro momenti di benessere e condivisione. A questo credo vada reso merito e tanta, tanta riconoscenza.
Enrico è ravennate, nato e cresciuto a Ravenna e qui insieme alla moglie Cristina, milanese, ballerina con un trascorso alla Scala,ha deciso di riportare quanto ha imparato in giro per l’Italia e per il mondo sulla nobile arte clownesca.

Ma partiamo dal principio e dal luogo in cui Enrico incontra il circo e da dove la folgorazione si trasforma in studio, ricerca e tanto esercizio.

«Sono cresciuto nel quartiere Darsena, più precisamente via Trieste e all’epoca per andare a scuola era presente un servizio di scuolabus di quartiere che serviva i plessi del circondario in particolare l’elementare Pasini, la mia scuola, e la media Montanari.
In quegli anni il circo veniva ospitato in Piazza Medaglie d’Oro e con la mia famiglia andammo ad una delle serate e ne rimasi affascinato».
«Avevo 7 anni e il giorno dopo, con ancora l’incanto nel cuore, sul tragitto da scuola al pullmino, ripassai davanti a Piazza Medaglie d’Oro. Davanti al circo, a riposo durante il giorno, mi si avvicinò un uomo, ai miei occhi di bambino, anziano, al quale dissi che ero stato lì la sera prima e mi chiese: “ cosa ti è piaciuto”? ed io senza esitare risposi: “il clown!”, lui mi guardò e rispose:”quindi io!”»
Il piccolo Enrico è felicissimo di stare parlando proprio con il clown della sera prima, che tanto lo aveva fatto divertire ed era sorpreso che in realtà fosse un uomo così distinto, mite, che mai avrebbe pensato che potesse trasformarsi così tanto. La conversazione si conclude con un gradito invito alle prove dei giorni seguenti.

Al rientro a casa Enrico travolge i suoi genitori con l’entusiasmo che solo un bambino può avere nel dare la notizia a mamma e papà che il clown in persona, sì proprio lui, lo aveva invitato a partecipare alle prove e li aveva dato la possibilità di sbirciare come si crea la magia che tanto lo aveva incantato e affascinato.
I genitori accompagnano Enrico ed eccolo lì seduto sulle gradinate del circo con il grande privilegio di avere il suo nuovo amico clown come guida nell’osservare il brulicare di giocolieri, trapezisti, acrobati che si allenano e provano i numeri per le serate in programma.

«Ma perchè tu sei seduto qui e non fai nessuna prova?» chiede Enrico al clown.
«Io so fare tutto, il clown deve saper fare tutto, conoscere tutte le arti circensi»

IL CLOWN DEVE SAPER FARE TUTTO.

Questa frase risuona ancora nella testa di Enrico ed è il motivo per cui prima di dedicarsi alla clowneria ha voluto sperimentare un po’ tutto dell’arte circense.
Il papà gli regala un set di 3 palline da giocoleria, accompagnate da un libretto con consigli e trick,  con le quali si esercita e che in qualche modo iniziano a dare forma alla passione di Enrico per il Circo.

«La mia prima volta a Bologna da solo fu per comprare le mie prime clavette, ricordo ancora la via, Via Sant’Isaia!»

Per Enrico il circo e la giocoleria sono cosa seria e se la scuola non è esattamente il percorso al quale dedica il suo tempo di adolescente, lo è certamente l’allenamento costante, il perfezionamento, la conoscenza.

Il caso gioca ruoli fondamentali nel corso della nostra vita e a volte sembra proprio suggerire che siamo sulla via giusta e che dobbiamo perseverare in quello che stiamo facendo. Il caso porta sulla strada di Enrico una compagnia brasiliana di giocolieri che incontra un’estate a Mirabilandia. Loro arrivano direttamente dall’Accademia delle arti circensi di Rio de Janeiro!
Enrico è un abbonato di Mirabilandia, quindi quando può prende l’Adriatica e corre al Parco, qui i ragazzi brasiliani lo accolgono nel loro tempo libero, tra gli allenamenti e gli spettacoli e si allenano con lui, lo aiutano a perfezionare i numeri e i movimenti.
I ragazzi a fine stagione ripartono per il Brasile ed Enrico rimane con questo appetito insaziabile di 17enne voglioso di imparare; prova ad entrare all’Accademia nazionale delle arti circensi, all’epoca a Cesenatico, ma nulla da fare, la priorità era data ai figli d’arte e per lui era rimasto posto nel corso serale per artisti di strada.

«L’arte di strada non era il mio percorso, quindi continuai da autodidatta e nel mentre iniziai a lavorare in un’officina meccanica»

Devono essere stati mesi lunghi, ma non appena i brasiliani tornano, Enrico riprende gli allenamenti con loro, assiduamente come l’estate prima e alla fine della stagione, questa volta, gli chiedono di unirsi a loro per qualche settimana direttamente a Rio! Avrebbe avuto libero accesso agli spazi dell’Accademia grazie alla loro mediazione e si sarebbe potuto allenare e sperimentare cose nuove.

Immagino che Enrico abbia provato qualcosa di simile a quello provato dal piccolo Enrico quando il clown lo invitò alle prove al circo di Piazza Medaglie d’Oro, o forse ancora di più.
Parte, e nei due mesi che trascorre con loro, riesce a montare la sua prima esibizione da giocoliere e la porterà in scena per la chiusura dell’anno accademico al quale gli amici di Rio lo invitano e per la quale rivola in Brasile per la seconda volta in pochi mesi.
L’estate e l’avvicinarsi dell’apertura del Parco divertimenti di Mirabilandia portano una buona nuova per Enrico, ovvero la possibilità di lavorare come giocoliere/acrobata e qualche numero clownesco.

IL CLOWN DEVE SAPER FARE TUTTO, no? 

Enrico vivrà a Mirabilandia le successive 8 stagioni e dal brasile ,si trova presto a volgere lo sguardo dall’altra parte del mondo, più a Est diciamo. Negli anni impara a conoscere Yuri, clown russo, tradizione clownesca altrettanto russa . Devoto alla sua arte in modo viscerale, metodico e inquadrato prende in simpatia Enrico e concorda con lui la sua sostituzione nel suo giorno libero della settimana.
La performance nella quale deve sostituirlo è importante: i 15 minuti che precedono lo spettacolo “Scuola di Polizia”, mai sotto le 3000 presenze ogni replica. Il numero consiste nell’intrattenere le 1000 persone già sedute e le 2000 che piano piano raggiungono il posto assegnato.

«Billo nasce così, sotto la tribuna di Scuola di Polizia di Mira, tenendo alta l’attenzione in attesa dello stunt show con automobili che compiono evoluzioni adrenaliniche.»
«Il nome di Billo, come nasce invece?»
«Nasce da un tenero tributo all’attore che interpreta Lillo in Johnny Stecchino e che mi ha fatto un sacco ridere con Benigni. Billo è il doppio di Lillo e diciamo che è un auspicio perché il progetto continui a crescere e far ridere come Lillo e Benigni»

Al quarto anno di Enrico, Yuri non rientra dopo la pausa invernale ed Enrico diventa di diritto primo clown del Parco. In quei primi anni conosce una tuffatrice ucraina con la quale inizia una relazione e che lo convince a inviare qualche suo DVD per tentare un piccolo tour nei circhi ucraini nella stagione invernale, mentre il Parco è chiuso. Dopo un mesetto dall’invio del DVD arriva la chiamata da un circo che cercava giustappunto un clown per la tourneè invernare.

я тут (ya tut)

Come sopra traduce Google dall’Italiano all’ucraino: “ECCOMI!”
Enrico arriva in Ucraina in bermuda e havaianas accaldato dalla stagione ancora buona della Romagna, per fortuna la tuffatrice lo accoglie con qualcosa di caldo che lo aiuta a prendere confidenza con le temperature decisamente frizzanti dell’Ucraina in autunno.
I circhi della scuola sovietica che ricorda Enrico in quegli anni sono realtà povere materialmente, con tendoni consumati dal tempo, privi delle luminarie tipiche che richiamano l’attenzione sull’arrivo del Circo in città , ma con interni curati che mandano il messaggio: “non mi interessa che tu scelga questo posto in base a come appare da fuori, ma per quello che vi troverai al suo interno”.

«A volte in Italia ho trovato il messaggio contrario, ovvero luci e festoni in pompa magna per attirare gli spettatori e povertà di offerta artistica all’interno. Dovremmo ritrovare tutti il piacere di “fare il circo” divertendosi di più e guadagnando un po’ meno»
«Quindi insomma avevo in testa il circo Medrano e mi sono ritrovato in un paese con le lettere scritte al contrario e un profilo decisamente basso lato allestimenti circensi»

E il primo giorno di tour resta memorabile:

«viaggiavamo 100 km al giorno per raggiungere i vari luoghi e tutto in treno, caricando e scaricando il tendone e tutto il materiale del circo. Il primo giorno mi siedo sopra una cassa di legno e seguo, senza capire nulla, a parte qualche traduzione della compagna di allora, delle conversazioni dei miei compagni di circo e di viaggio.
Il primo viaggio termina a Vinnycja nell’Ucraina centrale e iniziamo a scaricare il vagone.
In lontananza vedo un ragazzo con una cresta punk giallo canarino e un gilet di pelle arrivare con passo deciso verso di me. Ero convinto mi volesse dare una sonora pizza, ma in realtà mi scansa con il solo gesto della mano. Puntava la cassa di legno sulla quale avevo viaggiato per tutto il tragitto. La apre e dentro scorgo un tripudio di serpenti vivi e la mia reazione da buon ofidiofobo, ovvero la paura irrazionale che ho verso tutto ciò che striscia, è una sola. Svenire»

Un ottimo inizio direi Billo, no?

Sono stati 3 mesi importanti che portano Enrico a stringere nuove relazioni umane ed artistiche che lo porteranno i successivi mesi in Russia e di nuovo in Ucraina. Qui incontra la scuola russa che aveva assaggiato con Yuri a Mirabilandia ed è di nuovo occasione di crescita e incontri oltre che conferme dell’apprezzamento del suo lavoro.
Altro capitolo del quale mi parla Enrico è certamente la sfida del Guinness World Record che detiene ormai dal 2010. 

«Mi chiamò un produttore di GWR chiedendomi la disponibilità di provare un record, ancora intentato, tanto bizzarro quanto sfidante: un numero di giocoleria con 3 palline, e fin qui nulla di strano. Il numero era da svolgersi interamente sott’acqua! »
Enrico accetta e alza l’asticella a 4 palline.
Si allena per settimane a Marina di Ravenna grazie alla Sub Delphinus fino a stringere una speciale amicizia con il Principio di Archimede.
La pallina perfetta è quella del gioco delle bocce e dopo 3 mesi è pronto alla sfida e alla registrazione in trasmissione.
Ed è record! 2 minuti sott’acqua facendo roteare 4 palline.

«Il record è ancora imbattuto, ci provò un cinese qualche tempo fa,ma non è riuscito a battermi!»

Nel frattempo nella vita di Enrico entra Cristina con la quale costruisce la sua famiglia, arriva una bimba e progetta il loro futuro artistico, entrambi in uscita dall’esperienza a Mirabilandia.
Dopo qualche esperienza nei circhi italiani decidono di costruire il loro spettacolo, la loro idea di circo itinerante fatto a loro misura e accogliendo in esso le loro esperienze, i loro vissuti, la loro idea di divertimento e famiglia.

«Cristina è molto più brava di me, lei è il vero motore dello spettacolo e ci guidiamo a vicenda. Insieme abbiamo deciso di puntare sulla dimensione locale e investire sul territorio nel quale abitiamo»
Inizialmente il progetto si chiama “crazy circus”, ma negli anni diventa “Billo circus” per renderlo più riconoscibile e puntare a una fidelizzazione del pubblico al personaggio che porta in scena Enrico.
I ravennati, seppur esigenti come pubblico, hanno imparato a conoscerci grazie alla presenza nelle piazze durante il Natale e in giro per i lidi nel periodo estivo.

«Si è anche creato un inedito fenomeno di aggregazione spontanea di comitive di genitori che si sono conosciuti seguendo Billo e che spesso mangiano insieme prima degli spettacoli»

In questa stagione abbiamo visto crescere il nostro pubblico di sera in sera, con la gradualità che piace a noi, basata sulla costruzione della fiducia e del passa parola. Dalle iniziali 30 persone a spettacolo siamo ormai a 130 persone a sera, con ritorni che ci riempiono di gioia e voglia di continuare a lavorare per la nostra città.

«Ravenna? la mia città mi appassiona nel vero senso della parola. Una volta all’anno rifacciamo il giro dei monumenti e delle sue bellezze per goderne e non darle per scontate. Ne amo anche i difetti e il suo essere città faticosamente espugnabile, a volte resistente al cambiamento. Ma la vedo più matura, meno provinciale e più aperta alla dimensione globale»

«E Billo cosa farà da grande?»

«Mi piacerebbe creare un progetto di insegnamento, una piccola scuola sulle arti circensi nella quale accogliere chi ha maggiori difficoltà, a partire gli adolescenti che come me allora, cercavano una loro strada espressiva.
Avere un luogo dove mostrare ai più giovani cosa faccio e fare loro capire quanto fa bene fare ridere gli altri»

E soprattutto dire loro che UN CLOWN DEVE SAPER FARE TUTTO!