«A più tardi allora!»
«Sperimentiamo il TEDAME al chiuso visto il maltempo!»
«ok! A più tardi»

Shani è una sperimentatrice. Sperimenta con il corpo, con le mani, con la propria vita in qualche modo, lanciandosi nelle esperienze con solarità e tenacia.

Ho pensato a Shani per un TEDAME dopo averle parlato un pomeriggio in Accademia, Shani è una ex allieva dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna ed entrambe eravamo lì qualche mese fa per ricordare una docente che ci ha lasciato prematuramente, Ilaria Ciardi, professoressa di Incisione, alla quale l’Accademia ha dedicato un premio sulle tecniche grafiche nel maggio scorso.
In quella breve conversazione mi colpì la determinazione con la quale stava affrontando quel momento della sua vita e il suo modo garbato, ma deciso, nel dirmi quanto i giovani e le giovani che escono da percorsi formativi legati all’arte e alla creatività si sentano soli una volta lasciato il percorso di studi: sperimentare? fare auto-impresa? Questo tema mi risuona tuttora come un campo nel quale investire pensiero e proposte concrete.

Il TEDAME con Shani capita in una giornata piovosa, quindi il luogo raccolto del cortiletto viene sostituito dal Té indoor, con la gatta, legittima proprietaria del divano e il vociare giocoso di mio figlio. Ma il tè e il nostro conversare scorrono ugualmente a fiumi.
Shani mi racconta di sé partendo dagli anni del liceo e della ginnastica ritmica che per lei ha significato anni di allenamenti intensi, incastri di orari impossibili, ma che l’ha accompagnata in tutta la sua crescita, fino alla ricerca e alla sperimentazione artistica.
Dopo il liceo artistico decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti ispirata inizialmente dalla passione del padre per l’oreficeria, ma questa verrà in realtà accresciuta dalla sperimentazione dei diversi linguaggi che nel percorso triennale ha l’opportunità di approcciare e l’incontro con l’incisione grazie alla professoressa Ciardi.

Ma i momenti su cui il racconto di Shani si fa denso è su tutto ciò che inizia dopo la sua partenza per l’Erasmus, direzione Bilbao. Il Campus di Bilbao ha un’offerta ampissima di facoltà e di servizi per gli studenti e il personale, dall’asilo nido, alla palestra, due mense e laboratori nei quali lavorare h24.
In uno di questi laboratori, che entrano a far parte del suo percorso didattico a Bilbao, c’è quello sulla performance artistica ed è proprio qui che il mondo della ginnastica ritmica che Shani aveva appena salutato a Ravenna con la sua ultima gara, fa capolino di nuovo.
Inizia a lavorare su un progetto di installazione performativa, tema generale “la casa” e parte dal lavoro del pittore Giacomo Balla, futurista del dinamismo e degli effetti di luce. “La ginnasta in salto” è l’opera che influenza il suo lavoro e che funge da ponte verso la sua creazione.

La ginnastica e l’arte sono “la casa” di Shani e questo vuole esprimere attraverso il suo lavoro.

Grazie alla sua tutor di spagnolo tutto prende forma e dato che il caso vuole che anche la figlia dell’insegnante di spagnolo fosse una ginnasta, le offre ospitalità in palestra per allenarsi e costruire la performance in vista dell’esame.
In cambio le chiedono qualche lezione alle giovani atlete spagnole e così è stato, Shani si trova davanti la squadra di giovanissime ginnaste da allenare e guidare.
Uno spagnolo diciamo “in via di consolidamento” è motivo di memorabili gaffes che credo le allora piccole ricorderanno ancora.

«Estirad las gambas chicas!»
«le bambine iniziano a ridere…gambas in spagnolo significa gamberetti..»
«Estirad las piernas, chicas!!»

Il finale è molto bello, la performance di Shani viene apprezzata e applaudita e dal microfono la tutor entusiasta le grida in spagnolo:

« Mai come adesso sei a casa Shani!»

Arriva il biennio e anche in questo passaggio torna a farsi sentire la voglia di Erasmus, di continuare ad esplorare l’altrove e questa volta la destinazione è Barcellona.
Ma prima della partenza, la danza contemporanea che riscopre in Spagna, la porterà a Ravenna a partecipare ad Ammutinamenti, il festival di danza contemporanea che nella nostra città ha portato compagnie e danzatori da tutto il mondo e a Ram, biennale dei giovani artisti della Romagna.
Nel giugno 2017 presenta al Premio la performance “gabbie” che vince l’edizione e che la porta in mostra a settembre poco prima della nuova partenza.
La destinazione è l’Escola Massana di Barcellona, centro municipale delle arti visuali, applicate e del disegno fondata nel 1929, esattamente un secolo dopo quella di Ravenna.
Qui, inizialmente viene attratta dalle arti murali, ma il contatto con differenti tecniche porta Shani in sperimentazioni nuove: vetrofusione, ceramica, smalto su metallo, legatura a piombo, lacca giapponese.
La lacca giapponese è sicuramente l’incontro più insolito che fa e che la porta ad approfondire questa tecnica che scopro essere millenaria e che trae il suo nome, Urushi, dalla linfa elaborata dalla pianta omonima da cui si ricava la lacca.
In Giappone i primi oggetti laccati sono stati rinvenuti 5.500 anni fa e da allora questa tradizione ha valicato epoche e confini.

Nuovo Erasmus, nuova esperienza di danza e qui trova un’insegnante catalana che l’accoglie nella sua palestra così da poter continuare il suo nuovo percorso nella danza contemporanea, questa volta in catalano e incastrando nelle sue lunghe giornate, l’Accademia, la danza, la pratica della lacca giapponese che coltivava a casa per continuare ad accumulare strati su strati. 

«sono arrivata a 70 strati di lacca, un procedimento lentissimo, tra applicazione, cottura, lucidatura».

Torna in Italia e il tempo in Accademia è quello che la separa dalla conclusione del biennio specialistico. Questo tempo lo investe costruendo la sua tesi, facendo ricerca e catalogazione sugli smalti e le sue applicazioni.
A Barcellona nasce l’opera sorella di “fluttuazioni”, opera che espone l’anno prima ad urbino per il Premio Nazionale delle Arti. Si intitola “Bisanzio di terracotta” e vede come tecnica usata il Mosaico smaltato, tesserine smaltate una ad una con minuzia e precisione.
A fine febbraio del 2020 Shani si laurea con una tesi dal titolo: “l’evoluzione della tecnica dello smalto da arte applicata a linguaggio contemporaneo”.

La pandemia è un capitolo doloroso della vita di Shani e in questo dolore, che si abbina alla perdita dei due lavori con i quali si mantiene nel periodo degli studi, entrambi nei settori che la pandemia interrompe bruscamente, ristorazione e parchi divertimenti, cerca la forza per guardare al futuro e curare la sua passione per l’arte e la sperimentazione.
Due cose prendono il via nella vita di Shani durante la pandemia: aprire una linea di sue creazioni e un piccolo commercio on-line e l’insegnamento a scuola, dove viene chiamata per alcune supplenze, al Liceo Artistico, la sua scuola, e due sostituzioni questa volta con i ragazzi e le ragazze di due scuole medie della città.

«La ginnastica ritmica è tornata in qualche modo anche qui, perchè i valori sui quali poggia tutto il resto sono gli stessi che ho ritrovato in pedana, ovvero coerenza e responsabilità, disciplina, fatica e sacrificio, organizzazione del tempo, rispetto per le altre persone»

«e certamente empatizzare con i ragazzi, che in questi due anni di pandemia hanno perso tanto delle tappe di sviluppo che sono proprie della loro età. È ingiusto liquidare con un “non si tengono”.»

Anche nel progetto “le mani di Shani” è tutto in costruzione e piena sperimentazione. 

«Creo oggetti di uso quotidiano usando il mosaico, ma non solo».
«Devo trovare il modo migliore per raccontare i miei lavori, familiarizzare con i social media e certamente trovare il modo di fare anche ricerca artistica e farla emergere in quello che faccio. Ma procedo per passi»
«Ho trent’anni ed è questo il tempo per capire COSA MI CHIEDE IL MONDO!»

Questa frase la trovo potentissima, l’idea di poter conciliare l’idea di sé e dei propri sogni con quella che è l’aspettativa che ha l’Universo sulla tua esistenza.
Ha un che di generoso questa immagine, ovvero la possibilità che rimanendo in ascolto con il mondo si possa trovare un equilibrio esistenziale che non dipende solo dall’IO, ma che si confronta con tutto ciò che c’è intorno a noi.
Shani sta cercando di rimanere aggrappata mani e piedi ai suoi sogni e alle sue vocazioni, in equilibrio con il mondo sì, ma un mondo che vorrebbe più vicino a quello che le piace fare.

In campo artistico sicuramente non si può pensare che giovani in uscita da percorsi dell’alta formazione artistica e musicale non abbiano una qualche forma di supporto che ne agevoli lo sviluppo artistico o imprenditoriale. 
Le risorse pubbliche investite nella formazione devono essere seguite da risorse che mirino a supportare in campo artistico i/le neo-diplomati in campo AFAM.
Orientamento all’impresa, formazione sui temi della comunicazione e della promozione, orientare su quanto esiste in termini di bandi e sovvenzioni che la Regione e gli enti locali promuovono.

Per Shani la crescita dei giovani sottende sempre a un patto intergenerazionale, nel quale chi ha maggiori competenze ed esperienza sia una guida per chi si affaccia al mondo complesso e intricato della produzione artistica e culturale.

«Ravenna?»
«Ravenna la vedo in fase di apertura, mi piacerebbe che investisse ancora di più sulla sua parte di cittadinanza più giovane e che facesse di questa parte di popolo un acceleratore dei processi di sviluppo economico e culturale della città»

Shani mi porta una della sue creazioni, un portachiavi con l’iniziale del mio cognome. La parte colorata è in mosaico, azzurro,  su un supporto in legno. Bellissimo! 

Grazie Shani per aver condiviso con me quello che ho scritto, ma anche tutto ciò che abbiamo lasciato fuori da questo racconto e di cui mi hai fatto dono.
Sei una giovane donna coraggiosa, esploratrice coraggiosa di linguaggi, luoghi del mondo e dell’anima che fanno delle tue mani, le mani di Shani, il ponte attraverso il quale tu conosci  l’inesplorato e avvicini le persone.