«È confermato per oggi?»
«Sì certo Mauro, ci vediamo da me alle 18».
«Vengo in bici perché abito a un soffio».

Mauro Marino è una di quelle persone che trasmettono grandezza umana, quella grandezza che si incarna combinando magistralmente : la conoscenza che trasmette una vita densa, il sapere dello studio e della ricerca, la passione per la condivisione di quel sapere con quante più persone possibile.

Mauro mi osserva mentre preparo il tè: 
«ti guardo per studiare i vari passaggi.Sono stato molte volte nei paesi del Maghreb, ma ancora non ho memorizzato tutti i passaggi.Il tè lo trovi qui o arriva dal Marocco?»
«Lo compro da Aladin, l’alimentari che si trova in via Sant’Alberto, da loro trovo tutto: tè verde, zollette di zucchero, menta sempre fresca»
«Anche io ho un negozio di fiducia quando cerco ingredienti particolari per prepare i piatti Venezuelani, quello in via Carducci»

Aspetta Mauro! Fammi sedere e prendere appunti, non vorrei dimenticarmi nulla della tua storia e delle curve o strettoie che ti hanno portato fin qui, fin dove sei nella tua vita, perchè tra le tante cose che sto imparando e riscoprendo da questi incontri tre sono ricorrenti: ogni persona ha una storia che vale la pena raccontare, in ognuna di queste storie troviamo un po’ di Ravenna e nell’incontro ritroviamo sempre un po’ di noi stessi e # le cose che abbiamo in comune.

«La mia storia è disarticolata, costellata di cambi di rotta e direzione quindi..da dove partiamo?»

Mauro è nato a Ravenna ed è cresciuto tra i vicoli del borgo San Biagio giocando tra le stradine della “Kasbah” di Ravenna, nella strada parallela a dove vivo, ma il destino e soprattutto le scelte di suo padre lo hanno portato per un periodo della sua vita, precisamente dagli 8 ai 13 anni, fino in Venezuela.
Perchè il Venezuela? 
Proviamo allora a prendere in mano questa lunga pellicola fotografica, sorseggiamo il tè e mettiamola controluce per vederne i fotogrammi, pezzi di vita, il cui ordine lo darà la prospettiva molto più che l’ordine cronologico.

“Mio nonno era di Genova e la mia nonna, ravennate, una partigiana il cui nome di battaglia era per l’appunto “la genovese” e lavorava per la sede ravennate della TODT tedesca”.
La TODT era un’organizzazione nata in Germania alla fine degli anni trenta per la costruzione di grandi opere infrastrutturali e che nei paesi occupati reclutava forza lavoro principalmete tra i prigionieri di guerra per la costruzione di infrastrutture e installazioni militari strategiche per l’invasione nazista.
“La genovese”, vista da molti come traditrice che lavorava presso l’invasore, in realtà fu una figura fondamentale per la lotta partigiana.
Negli uffici della TODT trascriveva mappe e documenti che quindi sottraeva e nascondeva sotto la gonna per poi consegnarli a qualche partigiano nascosto sulla via Ravegnana al rientro a casa.

Storie di ordinaria-straordinaria Resistenza antifascista. Femminile.

«Mio nonno era convinto che molte delle cose che ci succedono nella vita siano l’esito di piccole casualità, come prendere una strada piuttosto che un’altra per tornare a casa. Scegliere di andare a destra o sinistra può cambiare il corso delle cose».
Mi viene in mente “Sliding Doors”, commedia del 97 dove una giovanissima Gwyneth Paltrow vive due vite, uno sdoppiamento del destino che cambia inesorabilmente il corso della vita della protagonista a partire da un treno perso o preso. 
Oppure “Remoria” di Valerio Mattioli, che prende il nome dal cambio di finale nella lotta fratricida che porta alla fondazione della capitale, ovvero la morte di Romolo e non di Remo.

Ma torniamo al nonno di Mauro.

Questo mantra che guida il nonno lo porta una sera, all’atto di uscire di casa, a misurarsi proprio con il fato e sull’uscio, dalla tasca, cade un gruzzolo di monete che inizia a rotolare giù dalle note discese genovesi prendendo una chiara direzione.
“Ok si va a sinistra stasera!” deve aver pensato nonno Nino rincorrendo le monetine.

Nel Bar che si trova prendendo “la strada che va a sinistra” il nonno di Mauro incontra un vecchio amico. I due iniziano a parlare e viene fuori che in quel momento in Venezuela si sta bene, ci sono buoni margini per trovare un buon lavoro, guadagnare bene.
Il nonno di Mauro all’epoca, gli anni 50, era ragioniere nell’Italia del dopoguerra e spinto più da una fame di scoperta che di fortuna decide di partire per il Venezuela e iniziare una nuova vita. 
Il Venezuela negli anni 50, sotto il generale Jiménez, diventa meta di migrazioni di massa dall’Europa, e in particolare dall’Italia arrivarono 300.000 persone che comporranno secondo il censimento del 1961 la comunità straniera più numerosa del Venezuela.
Una scelta che anche il padre di Mauro, che all’epoca aveva 8 anni, intraprende vent’anni dopo e vola fino in Venezuela, nella città di Valencia, con la sua famiglia.
In questo paese lontano Mauro inizia la terza elementare in una scuola italo-venezuelana, imparando la lingua in soli 3 mesi. La quarta elementare invece la frequenta in una scuola privata popolata di bambini e bambine di tutto il mondo.

«Era possibile che in una settimana mi capitasse di andare una volta a casa di un amico americano, il giorno dopo venezuelano, quello dopo asiatico e quello dopo ancora ospitare a casa un’amica di qualche paese africano. Una scoperta continua che mi ha arricchito enormemente e soprattutto reso il contesto internazionale, plurilingue, multiculturale, multireligioso una normalità»

Avere “il mondo intero” come contesto educativo, familiare, sociale quotidiano nel quale crescere e formarsi dagli 8 ai 13 anni sicuramente è l’inestimabile fortuna che il fato ha riservato a Mauro e che lui ha saputo mettere a frutto.

Questo frammento di pellicola ci serve per ricostruire l’incipit a tutto quello che verrà dopo e che sta nella maestria di Mauro nel costruire un progetto di vita a Ravenna che provasse a far entrare il “grande” nel “piccolo” e che rispondesse a queste domande:
come si può continuare a nutrire l’appetito di un viaggiatore, di un giovane esploratore, di un bambino abituato a vivere in mezzo a persone di ogni provenienza e cultura a Ravenna, stretto tra l’Adriatico e l’Appennino?
Come fanno i viaggiatori a impacchettare nella valigia del “ritorno” quello che si sono portati all’andata, più tutto quello che hanno trovato, incontrato, cercato, ascoltato? Come si fa stare tutto in valigia?

La risposta che colgo dai racconti di Mauro è che uno dei segreti è certamente quello di fare più cose contemporaneamente, vivere più vite in una, ancora il “grande” nel “piccolo” e così dopo gli studi alberghieri, in questo “piccolo” riesce a farci stare il lavoro nel forno-pasticceria di famiglia, le collaborazioni con la scuola di interpreti e traduttori vista la sua competenza con lo spagnolo, il percorso che si apre dopo l’incontro con sua moglie e che lo avvicina al mondo dei viaggi organizzati.
A metà degli anni 90 il suo primo viaggio nel ruolo di Accompagnatore turistico, figura chiave per i gruppi che si affidano a queste figure professionali che coordinano tutti gli aspetti logistici, relazionali e qualitativi dei servizi e introducono i viaggiatori alle destinazioni prescelte.

Questo passaggio è illuminante per Mauro e come le monetine del nonno che rotolano giù per la discesa, questa esperienza accende un’insegna luminosa che indica chiaramente una direzione e il passo successivo è l’abilitazione a guida turistica; ma non solo, nella stessa sessione Mauro tenta la tripletta, ovvero abilitarsi in tutti gli ambiti: accompagnatore turistico, guida turistica e interprete turistico.
120 candidature (solo per l’esame di guida turistica), in 60 si presentano all’esame, lo superano in 4 e tra questi 4 c’è Mauro che in aggiunta centra tutti e tre i bersagli.

Studiare si rivela non solo il mezzo con il quale ha conseguito il risultato, ma soprattutto un piacere che lo ricongiunge con la sua passione per l’arte e la ricerca.
A 30 anni si iscrive all’università e si laurea con il massimo dei voti in Conservazione dei beni culturali nella sede di Ravenna.
Un riscatto, così lo chiama Mauro, che viene dopo un percorso scolastico che ha ripreso e interrotto seguendo i ritmi del trasferimento in Venezuela prima e del ritorno in Italia poi e che aveva lasciato in lui lacune e fame di conoscenza.

Un altro fotogramma controluce. Attraversiamo rapidamente i 12 anni di gestione del bar della clinica Domus Nova, certamente anche questa deve essere stata una parentesi che ha un’infinità di sottocartelle da aprire, ma in realtà anche questo tornante lo porta sempre più vicino alla quadratura del cerchio, perchè questo lavoro gli permette di continuare a coltivare la sua vocazione verso le visita guidate, l’accompagnamento dei gruppi, i viaggi, lo studio.

Ancora “il grande” nel “piccolo”, più vite, più piani dove lanciare diverse trottole, tutte diverse, ma che non cessano di roteare per tenere tutto insieme e in movimento.

Il cammino di Mauro, il roteare delle trottole, il rotolare delle monetine lo avvicinano a un altro punto di svolta e anche alla ragione per cui ho pensato a Mauro per questo TE DA ME, ovvero il momento in cui inizia a pensare a come non solo il “grande” entra nel “piccolo”, ma a come il “piccolo” può farsi “grande”, a come una guida turistica può diventare guida non solo dei forestieri ma soprattutto dei cittadini che abitano la sua città, Ravenna.

Come riscoprire Ravenna, raccontarla da diverse prospettive?
«Volevo iniziare a pensare anche ai ravennati oltre che ai turisti. Come raccontare e fare loro riscoprire la città attraverso percorsi ed itinerari inediti»

Questo progetto nasce da un’altra sua esperienza da gestore di un bar, ovvero il “caffè letterario” di Piazzale Farini dal 2008 fino al 2014

“Una zona inquisita” la definisce Mauro. Certamente sono stati anni complessi per l’ordine pubblico quelli, ma anche anni in cui le amministrazioni locali che si sono succedute, forze dell’ordine, associazionismo, territorio, hanno vissuto anni di dibattito pubblico e politico su cosa volesse dire “sicurezza”, ordine pubblico – appunto –,  ma soprattutto su quali strumenti puntare per ottenere un risultato che non fosse solo l’esito di una repressione o militarizzazione delle città o porzioni di essa. Dibattito italiano, europeo, ravennate, che sulla zona degli Speyer ha prodotto politiche e strategie che oggi ci restituiscono una porzione di città certamente più vivibile, che lì vedrà sorgere lo studentato universitario, che ha aperto un presidio, cittAttiva, che promuove progetti di cittadinanza, partecipazione, animazione del parco, eventi culturali, socialità ritrovata.

Marino in quegli anni avvia il progetto “visite GuidaThè”, i primi itinerari di scoperta della città, ai partecipanti veniva offerto, prima della partenza, un thè.
«È anche per questo che ho accettato il tuo invito Ouidad, mi ha ricordato questo progetto che per me ha significato l’inizio del percorso degli itinerari dedicati ai cittadini e cittadine ravennati».

La costruzione degli itinerari originali che Mauro propone nascono dall’intersezione dei saperi di cui si è equipaggiato negli anni attraverso lo studio, la ricerca, ma soprattutto la capacità di saper guardare la città nella quale vive abitualmente con occhi sempre nuovi, rivelando le tracce millenarie nascoste nelle strade che percorriamo tutti i giorni, grattando lo smalto dal “noto” cercando lo stupore nelle storie o aneddoti che puntualmente aprono ad altro sapere, all’infinita curiosità che tutte e tutti noi custodiamo.

Una tensione umana.

«Ho raccontato la storia delle maestre del Borgo San Biagio, delle biografie meno note che riposano nel cimitero monumentale, delle chiese scomparse di Ravenna di cui scrive Corrado Ricci» .
«Ma anche i monumenti Unesco che conosciamo e amiamo possono raccontarci ad esempio dell’ipertiroidismo della corte di Teodora, osservando il collo gonfio delle donne che accompagnano l’Imperatrice».
Luoghi che Mauro sa far riapparire e scomparire attraverso i suoi racconti e i dettagli su cui porta l’attenzione di chi lo ascolta.

La Ravenna esoterica, la Ravenna della setta degli accoltellatori, la Ravenna erotica.

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Senz’altro un altro ambito che accende Mauro e accende anche me, sono i sincretismi culturali dei quali si nutre da quando è bambino e che è una lente immancabile attraverso la quale guarda il mondo e il suo lavoro.

Il sincretismo è l’incontro fra culture, identità, visioni diverse, all’apparenza inconciliabili e che danno origine a innovazioni, nuovi approcci e identità complesse e plurali.

Ravenna ha il sincretismo culturale nella sua identità e nelle sue origini romane, ostrogote e bizantine, la sua storia è caratterizzata da un flusso incessante di culture, lingue, religioni. 

«il nostro Porto è il primo segno di tutto questo, se si va al Museo Nazionale si possono osservare le lapidi dei classiari provenienti da tutto il Mediterraneo e in particolare ne vorrei ricordare una, la stele di Publio Longidienio.
Nella sua lapide ha apposto una scritto che recita in sintesi: “Publio Longidienio, fabbro navale” e dalle immagini si può evincere il benessere al quale è giunto grazie al suo lavoro a Classe».

Un uomo giunto da lontano, lingua diversa, costumi diversi, che qui ha costruito una vita per sè e per la sua famiglia grazie al lavoro e alle opportunità che offriva l’insediamento portuale della flotta imperiale a Classe. Vi ricorda niente?

Ravenna luogo di arrivo e stanziamento di popoli di lingue, culture, religioni differenti e dove anche Teodorico il Grande porta nella sua pratica di governo gli strumenti per far vivere insieme popoli con culture, religioni e costumi differenti.
«Teodorico istituisce di fatto tre tribunali per giudicare equamente i casi riguardanti romani e barbari:  i Presidi delle Province per i Romani; i Comites Ghotorum per i Barbari e per le cause miste, al Comes straniero l’assistenza di un Prudens romanus»
Ma è nei mosaici bizantini che ritroviamo «l’apoteosi del sincretismo culturale», ovvero la fusione tra l’approccio cristiano al sacro e quello mitologico più propriamente greco.
Questi ultimi infatti confinano nell’Olimpo le divinità “imperfette” che però risultano irraggiungibili per gli esseri umani  anche dopo la morte, mentre il cristianesimo rende perfette le figure sacre e le sue icone ma, diversamente dalla mitologia, l’essere umano si ricongiunge con Dio dopo la morte, perfetti quindi, ma raggiungibili.
Il mosaico bizantino è quindi la sintesi di questi due universi, essi sono infatti perfetti e irraggiungibili.

Ravenna Sincretica.

Nella vita di Mauro arriva anche la scuola e l’insegnamento. 
Iscritto alle graduatorie per le supplenze inizia il suo percorso o meglio il suo “ritorno” all’Istituto Alberghiero di Cervia dove insegna nel corso di cucina e dove da quest’anno sarà finalmente immesso in ruolo.
Dallo scorso anno sono state aggiunte anche ore di storia dell’arte e Mauro ha così trovato il fil rouge: la passione per l’insegnamento della cucina e delle tradizioni enogastronomiche, ma anche trasferire conoscenze sul patrimonio artistico e culturale ai ragazzi e alle ragazze che in futuro si occuperanno di accoglienza turistica e ospitalità.
La scuola porta con sè l’incontro con gli/le adolescenti e con il loro mondo aggrovigliato ad identità ancora in divenire e che Mauro ha saputo accogliere attraverso l’ascolto e la motivazione che ha trasmesso ai ragazzi.

«Il primo anno è stato, sotto il profilo emotivo, devastante. Non gli insegnavo solo a fare il ragù», no decisamente, visti i messaggi ricevuti dai ragazzi che mi mostra orgoglioso e commosso e nei quali si legge il grado di connessione che Mauro è riuscito negli anni ad instaurare con i gruppi classe con i quali ha lavorato.
Ma la riscoperta di Ravenna è sempre lì, nell’ideazione di nuovi itinerari, percorsi nuovi: recentemente ha scoperto Borgo Radisa.

Dal blog di Mauro Marino :

“Borgo Radisa:
c’è uno spicchio di terra là dove Ronco e Montone si uniscono e danno vita ai Fiumi Uniti di Ravenna. Questo triangolo scaleno di terra ha un nome: Borgo Radisa di Punta Galletta. Andiamo in ordine però. Borgo Radisa perché questo era il soprannome della famiglia Mercuriali proprietaria del fondo. Punta Galletti perché prima erano territori appartenuti alla ricca famiglia dei Galletti Abbiosi. Ma perché borgo? Nel fondo si sono sviluppate una serie di abitazioni e a partire dai primi anni del Novecento si è venuta a creare una considerevole comunità di braccianti che dall’entroterra si spostavano verso le campagne della città.”

In cantiere ci sono itinerari sui teatri della città, sul cinema e molto altro ancora.
«Quello che dobbiamo risvegliare in molti, molte ravennati è una lettura nuova della loro città, un approccio proattivo verso ciò che non ci piace e vogliamo migliorare. Accompagnare alla critica anche l’azione, la proposta e la conoscenza».
Ci viene allora in mente un’idea comune, che a me ha stimolato Mauro, ma che lui già custodiva in uno dei cassetti della mente:

Un PASSAPORTO ravennate nei quali registrare le esperienze che i cittadini e le cittadine fanno in questa città per conoscerla o riscoprirla: un altro modo di costruire cittadinanza e senso di appartenenza a un territorio che non conosciamo mai abbastanza e che dai lidi, al forese, al centro storico e i suoi borghi è tutto da scoprire a qualsiasi età.
Chiedo a Mauro quali timbri non possono mancare in questo Passaporto che ci immaginiamo:
«certamente le vie d’acqua perchè non si può comprendere Ravenna, i suoi movimenti, l’andamento delle sue strade se non si immaginano mentre la si percorre i letti dei fiumi e dei corsi che la attraversavano prima delle bonifiche e delle deviazioni dei fiumi.
La Ravenna esoterica, perchè anche questo approccio, quello che suggerisce l’etimologia della parola stessa, ovvero rivelare quello che non è visibile è una chiave fondamentale per comprendere questo territorio.
L’itinerario della Darsena che ci racconta la città marittima e lagunare che siamo, ma anche il laboratorio di rigenerazione che è diventato quel luogo di Ravenna»

La setta degli accoltellatori, i “Peaky Blinders” romagnoli verrebbe da dire, sono un altro capitolo della storia tardo-risorgimentale di Ravenna che Mauro metterebbe tra i “non sei di Ravenna se” che insieme ci immaginiamo. Una via Mentana, all’epoca via delle Melarance, piena di ex garibaldini brilli che dibattevano del nuovo assetto politico, delusi dalla neocostituita Italia unita e monarchica.
Una storia di delitti e terrorismo che ha visto su 80.000 abitanti(in città 50.000) la bellezza di 4000 avvisi di garanzia, un ravennate ogni 20 in qualche modo era connesso alle attività di questa setta che negli anni della sua “attività terroristica”, 1865 e 1871, ha causato 8 morti, 6 feriti, 207 pugnalate inferte. Un maxi processo per l’epoca che portò a l’incarcerazione di 23 “accoltellatori”.

Anche Mauro porta un dono, anche questo inaspettato e totalmente coerente sia con la nostra lunga chiacchierata che con tutto il percorso che sto facendo grazie a questi fortunati incontri: una clessidra in ottone.
«Nasce per calcolare i tempi giusti di infusione del thè, ma soprattutto per rendere visibile lo scorrere del tempo»

Il tempo e il fato che si rincorrono, le Parche che sghignazzano, filando e tessendo i nostri destini e noi che rincorriamo monetine che indicano infinite vie.